Avezzano. Grande partecipazione, entusiasmo e coinvolgimento hanno accompagnato l’inaugurazione della XXVII edizione del Premio Avezzano, tornato a vivere, dopo venticinque anni di assenza, nella prestigiosa cornice del Castello Orsini-Colonna.
Un ritorno atteso, che ha restituito alla città una delle sue espressioni culturali più significative, capace in passato di incidere in modo rilevante nel panorama artistico del territorio e non solo.
La rinascita del Premio ha rappresentato un momento di particolare intensità per Avezzano, la ripresa di una manifestazione storica, ma anche la volontà di riallacciare un dialogo con una tradizione culturale che conserva ancora oggi una forte capacità di interpretare il presente. La risposta del pubblico, numerosa e partecipe, ha confermato fin dalle prime ore il valore di questo ritorno e il bisogno diffuso di ritrovare un appuntamento capace di coniugare memoria, identità e visione contemporanea.
Tra i momenti più significativi della giornata, particolarmente apprezzato è stato l’intervento del curatore Massimo Bignardi, che ha offerto una riflessione puntuale sul senso profondo di questa edizione. Al centro del suo contributo, il ruolo della comunità, chiamata a riconoscere nell’arte e nella cultura una dimensione essenziale della propria identità. In questa prospettiva, il Premio Avezzano si configura non soltanto come il recupero di una storica iniziativa, ma come un atto consapevole di riappropriazione culturale. Comunità che ha avuto dal curatore profonde parole di apprezzamento per il carattere aperto agli altri, alla contaminazione positiva, ma anche per la città “pulita e amante del bello”.
Bignardi ha sottolineato come l’arte continui a rappresentare uno strumento privilegiato di conoscenza, capace di attraversare la dimensione più sensibile della coscienza. In particolare, ha richiamato il valore della pittura, che anche nei suoi esiti più astratti mantiene intatta la propria capacità di restituire ciò che spesso sfugge al linguaggio verbale: tensioni, emozioni, intuizioni profonde.
Nel suo intervento, il curatore ha inoltre insistito sul significato dell’opera artistica come gesto umano, espressione concreta della mano, della materia e della responsabilità dell’artista. Un richiamo netto alla necessità di preservare l’autenticità dell’esperienza artistica, opponendosi a ogni forma di omologazione e riaffermando il valore della presenza e della relazione nell’epoca dell’Intelligenza artificiale e dei percorsi definiti da algoritmi e automatismi.
Colmo di soddisfazione l’intervento del Sindaco di Avezzano, Giovanni Di Pangrazio, che ha espresso con partecipazione il significato del ritorno del Premio dopo venticinque anni, sottolineando come la città avesse bisogno di ritrovare nel premio “un elemento di ulteriore slancio e di rinnovamento”.
“Il ritorno del Premio Avezzano si inserisce infatti in una visione più ampia di crescita, che punta a rafforzare non solo l’attrattività del territorio, ma anche il suo profilo culturale”. Poi i ringraziamenti del sindaco e del Presidente del consiglio Fabrizio Ridolfi al consiglio di amministrazione che ha guidato la nuova fase lavorando “con grandissima professionalità e con passione”. In rappresentanza di tutti ha preso la parola il presedente Marcello Guido Lucci ma è giusto ricordare tutti i componenti: Maria Chiara Salvi, Antonella Villa, Mauro Tersigni, Maurizio Lucci, Fausto Leonio e Giuseppe Cipollone. “A loro – ha detto Ridolfi- va la gran parte del merito di questo ritorno che dà lustro alla città”
Le sezioni del Premio e gli artisti protagonisti
L’edizione 2026 del Premio Avezzano si articola in un percorso espositivo ampio e strutturato, pensato per offrire ai visitatori una lettura articolata dei linguaggi artistici contemporanei.
Fulcro della rassegna è la sezione dedicata alla pittura, che accoglie ricerche diverse per sensibilità e linguaggio, con le opere di Arcangelo, Mary Cinque, Giovanni Frangi, Salvatore Lovaglio ed Eliana Petrizzi, insieme a Michele Attianese, Giulio De Mitri, Massimo Kaufmann, Franco Marrocco, Angelomichele Risi, Italo Bressan, Debora Fella, Paolo Laudisa, Arturo Pagano e Rolando Tessadri.
Il percorso è ulteriormente arricchito dalla sezione grafica e disegno e dall’omaggio a Claudio Verna, figura centrale della pittura italiana tra Novecento e contemporaneità, che introduce una riflessione storica di grande rilievo all’interno della mostra.
L’inaugurazione segna così l’avvio di una nuova fase per il Premio Avezzano, che torna a proporsi come spazio qualificato di ricerca e valorizzazione artistica, capace di confrontarsi con il presente senza perdere il riferimento alla propria storia.




