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DONNAin Incontro, quinto appuntamento: “La macchina per fare i compiti”

Redazione Abruzzo di Redazione Abruzzo
12 Maggio 2026
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Avezzano. Domani quinto appuntamento della rassegna DONNAin Incontro sul tema La modernità di Gianni Rodari. “La macchina per fare i compiti” del 1973, e l’intelligenza artificiale.

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ore 17.30  – Esibizione Artistica del Giovane  Musicista Valerio Montaldi

ore 18.00  VI Memorial Giuseppe Cristofano: “Perché narrare le fiabe“

 Incontro sul tema: La modernità di Gianni Rodari   “La macchina per fare i compiti” del 1973, e l’intelligenza artificiale 

Intervengono : 

Ilio Leonio presidente UNICEF in Abruzzo  

Fabiana Jacovitti Professoressa Dirigente Scolastica della “Mazzini-Fermi

Paolo Capodacqua  Docente, musicista e autore

Stefania Evandro  Direttrice artistica Teatro Lanciavicchio

Sinibaldi Cesira Scrittrice 

 

Modera la giornalista Luisa Novorio

“La macchina per fare i compiti”, racconto di Gianni Rodari pubblicato nel 1973 all’interno della raccolta Novelle fatte a macchina, è considerato un testo profetico che anticipa con sorprendente precisione le attuali sfide legate all’intelligenza artificiale (IA) generativa nell’ambito educativo. Rodari descrive un ometto che vende una macchina capace di svolgere compiti, risolvere problemi e imparare la geografia in un minuto, simulando ciò che oggi fanno strumenti come ChatGPT. 

Ecco i punti chiave che collegano l’opera alla modernità e all’IA:

  1. La profezia tecnologica del 1973
  • Automazione dei compiti: La macchina di Rodari ha bottoni colorati (rosso per i problemi, giallo per i temi, verde per la geografia) che svolgono il lavoro autonomamente.
  • Anticipazione dell’IA: Sebbene scritta decenni prima della diffusione di internet e dei chatbot, la favola descrive il rischio di delegare il pensiero critico a un’entità esterna. 
  1. Il “prezzo” dell’automatismo: il de-skilling
  • Lo scambio metaforico: L’ometto non chiede denaro, ma il “cervellino” del bambino in cambio della macchina. Questo simboleggia il concetto moderno di de-skilling (perdita di competenze), ovvero il rischio che, affidando le attività cognitive alla macchina, l’essere umano perda la capacità di pensare, creare e faticare.
  • La “leggerezza” pericolosa: Senza cervello, il bambino diventa leggero e rischia di volare via (perdendo il contatto con la realtà), finendo per dover essere rinchiuso in una gabbia. La gabbia rappresenta la prigionia intellettuale causata dalla dipendenza tecnologica. 
  1. La morale rodariana e l’educazione oggi
  • Il valore della fatica: Rodari sottolinea che il processo di apprendimento è fondamentale: solo ciò che costa fatica è veramente nostro.
  • Il risveglio: Nel racconto, il bambino si sveglia scoprendo che era solo un sogno e si mette subito a fare i compiti, suggerendo la necessità di riappropriarsi del proprio processo di apprendimento.
  • Il “metodo Rodari”: In un’epoca di omologazione e appiattimento digitale, Rodari invita a smontare e rimontare i meccanismi, non solo verbali, per comprendere la realtà. 

In sintesi, la modernità di Rodari sta nell’aver compreso che la tecnologia non deve sostituire il pensiero umano, ma essere uno strumento, evidenziando il rischio che l’IA possa trasformare gli studenti in meri esecutori privi di creatività

LETTURA A CURA DI Luisa Novorio

… con questa storiella il grande e mitico Gianni Rodari ci mette in guardia sui rischi in cui potremmo incorrere se…

Un giorno bussò alla nostra porta uno strano tipo: un ometto buffo vi dico alto poco più di due fiammiferi.

Aveva in spalla una borsa più grande di lui.

– Ho qui delle macchine da vendere – disse.

– Fate vedere – disse il babbo.

– Ecco, questa è una macchina per fare i compiti. Si schiaccia il bottoncino rosso per fare i problemi, il bottoncino giallo per svolgere i temi, il bottoncino verde per imparare la geografia: la macchina fa tutto da sola in un minuto.

– Compramela, babbo! – dissi io.

– Va bene, quanto volete?

– Non voglio denari – disse l’omino.

– Ma non lavorerete mica per pigliar caldo!

– No, ma in cambio della macchina voglio il cervello del vostro bambino.

– Ma siete matto! – esclamò il babbo.

– State a sentire, signore – disse l’omino, sorridendo – se i compiti glieli fa la macchina, a che cosa gli serve il cervello?

– Comprami la macchina, babbo! – implorai – Che cosa ne faccio del cervello?

Il babbo mi guardò un poco e poi disse: – Va bene, prendete il suo cervello.

L’omino mi prese il cervello e se lo mise in una borsetta. Com’ero leggero, senza cervello! Tanto leggero che mi misi a volare per la stanza e, se il babbo non mi avesse afferrato in tempo, sarei volato giù dalla finestra.

– Bisognerà tenerlo in gabbia – disse l’ometto.

– Ma perché? – domandò il babbo.

– Non ha più cervello, ecco perché. Se lo lasciate andare in giro, volerà nei boschi come un uccellino e in pochi giorni morirà di fame!

Il babbo mi rinchiuse in una gabbia, come un canarino. La gabbia era piccola, stretta, non mi potevo muovere. Le stecche mi stringevano tanto che… alla fine mi svegliai spaventato. Meno male che era stato solo un sogno! Vi assicuro che mi sono subito messo a fare i compiti.

(Gianni Rodari, tratto da “La macchina per fare i compiti”)

 

                 

 

Riprese audiovisive a cura di MC PHOTO E VIDEO

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