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Dalla Marsica alla Bulgaria, va in scena oggi l’opera del maestro Jacopo Sipari

Silvia Rosiello di Silvia Rosiello
25 Giugno 2026
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Lodviv (Bulgaria). Aveva proprio ragione George Balanchine nel sostenere l’ideale di “guardare la musica e ascoltare la danza”. Sarà esattamente questa la magia che prenderà vita sul palcoscenico del suggestivo Teatro Antico di Plovdiv — straordinario gioiello architettonico eretto sotto l’imperatore Traiano tra il 114 e il 117 d.C. — in occasione del mega-allestimento dei Carmina Burana di Carl Orff.

Eseguito per la prima volta a Francoforte nel 1937, il capolavoro del Novecento viene qui reinterpretato attraverso la coreografia di Boryana Sechanova e l’innovativo impianto scenografico e multimediale di Petko Tanchev. Una messa in scena kolossal che vedrà impegnate tutte le forze artistiche del Teatro dell’Opera di Plovdiv: orchestra, solisti, coro, corpo di ballo e coro di voci bianche. D’altronde, era lo stesso Orff a scrivere che la rigenerazione della musica deve partire dal movimento e dal ritmo, inteso come “la vita stessa, la forza del linguaggio”.

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A guidare questa imponente formazione — arricchita da pianoforte, celesta, cinque timpani e un vastissimo parco percussioni — sarà la bacchetta del Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli.

“Festeggio il decennale della mia collaborazione – ha affermato il direttore d’orchestra italiano – con il teatro dell’Opera di Plovdiv, con questi Carmina Burana che dirigo qui per la prima volta e che bisserò il
nove di settembre. E’ questo un pezzo che ha punteggiato la mia carriera e ricordo il mio primo
concerto importante che diressi al teatro greco di Siracusa fu proprio questo capolavoro del
Novecento. E’ una pagina che mi ricorda la giovinezza essendone essa stessa simbolo, ed è un
perfetto intervallo posto tra le prove della preziosa produzione di due quadri del Trittico pucciniano
in Varna, che mi porta da “casa a casa”.

Con il Maestro Sipari, canteranno in qualità di solisti, il soprano Lucía Abad, il baritono Ivo Yordanov e il tenore Alexander Baranov, i due cori curati da Atanaska Popova e Tsvetan Tsvetkov, unitamente al balletto e l’ Orchestra dell’Opera Plovdiv.

L’opera

L’opera trae la sua forza viscerale dall’assunto di Carl Orff, che rifiutava l’idea di una musica pura in favore di un legame indissolubile tra melodia e linguaggio. Il compositore bavarese scelse melodie nette e ritmi vigorosi ispirati ai canti popolari, capaci di evocare l’ardore e l’energia delle storiche taverne di Monaco. Distaccandosi dall’armonia ottocentesca, Orff ha eletto il ritmo come elemento costitutivo della forma, ripetendolo talvolta con una brutalità che sfiora l’ossessione e rinunciando alla complessità intellettuale del contrappunto in favore di un’immediatezza quasi primitiva.

Le “Cantiones profanae”, sottotitolo dell’opera, derivano dal celebre manoscritto ritrovato nel 1847 nel monastero di Benediktbeuren: una poesia burlesca, impudente e sovversiva che inneggia ai piaceri della carne, della tavola, ma anche alla fatidica paura della morte. Orff ne ha selezionate ventiquattro, rivestendole di una musica ridondante e solenne, dove l’uso delle percussioni guarda a Les Noces di Stravinskij.

Tra melismi gregoriani, arabeschi orientaleggianti e una strumentazione aspra e cruda, lo spettatore viene trascinato in un effetto di euforico stordimento. Tutto inizia e si conclude, in una perfetta struttura circolare, con il travolgente attacco di “O Fortuna”, l’invocazione alla cieca dispensatrice di gioie e affanni. Sotto la sua ruota simbolica sfilano le scene del “Teatro del Mondo”: la malinconia di Primo Vere, il rude realismo di In Taberna e la vivacità della Cour d’amour.

L’interpretazione che Orff regala di questi canti ci proietta in un Medioevo moderno, una caricatura seria e un gioco onusto d’impegno che vive nel nostro tempo e dimostra come quel passato, in fondo, sia ancora il ritmo dei nostri giorni.

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