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Da Tagliacozzo a Toronto: Matilde Torres sull’antologia “Transformations”

Redazione Abruzzo di Redazione Abruzzo
5 Ottobre 2026
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Tagliacozzo. Da Tagliacozzo a Toronto: Matilde Torres dalla Marsica all’antologia “Transformations”.

 

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Matilde Torres Gentile nasce a Tagliacozzo l’8 gennaio 1950. Studia a Tagliacozzo, poi si trasferisce a Roma, dove nel 1975 consegue la laurea con lode in Medicina e Chirurgia. Nel gennaio del 1976 assume l’incarico di medico condotto e ufficiale sanitario nel comune di Cappadocia, svolgendo la professione fino al maggio del 1977, anno in cui lascia l’Italia per trasferirsi in Canada, dopo aver sposato un italo-canadese.

 

 

Qui, dal 1988 riprende a esercitare la professione medica come specialista in psichiatria, dopo aver superato molti ostacoli. La sua storia è una delle narrazioni presenti nel primo volume dell’antologia “Transformations”. La raccolta, divisa in due volumi, comprende in totale 202 storie, raccolte ed edite dall’illustre educatore Angelo Bolotta e da Gina Valle, PhD. I racconti narrano le esperienze dei molti immigrati provenienti da diverse regioni d’Italia, che si sono stabiliti in varie parti del Canada durante differenti periodi. Il titolo “Transformations” riflette la natura bidirezionale del processo migratorio italiano in Canada, evidenziando due cambiamenti fondamentali: la trasformazione degli immigrati e la trasformazione del Canada. Le narrazioni documentano chiaramente come l’esperienza migratoria abbia modificato permanentemente gli italiani, portandoli a ricostruire una nuova identità, sviluppatasi dalla fusione del patrimonio culturale d’origine con i valori della nuova società multiculturale. Contemporaneamente, gli immigrati italiani hanno trasformato il Canada, dando un contributo decisivo alla sua prosperità economica e alla creazione di una società più inclusiva e pluralista. Angelo Bolotta ha compreso l’importanza di registrare queste storie per creare una memoria collettiva, che possa ispirare le generazioni presenti e future e renderle orgogliose della propria lingua, cultura ed eredità.

Le vicende descritte nel racconto “Il significato della sofferenza” di Matilde Torres fanno risaltare le ampie differenze nei fattori pre e post migratori da individuo a individuo, che rendono la migrazione un’esperienza profondamente personale, con un proprio percorso formativo nel nuovo paese. Matilde racconta: “In merito alla mia situazione, sebbene il mio trasferimento in Canada sia stato volontario e abbia avuto il sostegno finanziario di mio marito, non mi sono state risparmiate le realtà universali del dolore dell’emigrazione, le difficoltà e le sfide inerenti all’adattamento nel nuovo paese. Grazie alla dedizione e alla perseveranza, ho finalmente raggiunto l’integrazione e il successo, proprio come altri coraggiosi protagonisti di storie simili nei loro rispettivi settori. Inoltre, l’aver trovato un significato nella sofferenza, mi ha permesso di accettare il mio vissuto, maturando una più solida consapevolezza e amplificando la mia empatia.

 

 

Oggi, arrivata a settantasei anni, mi ritrovo a fare un bilancio della mia vita con serenità. mi sento una donna realizzata, appagata e orgogliosa dei traguardi conseguiti, sia nella sfera personale che in quella sociale. in particolare, custodisco come un grande privilegio l’aver servito per oltre trent’anni la comunità italo-canadese di Toronto, un compito che ho svolto sempre con dedizione e costante senso di responsabilità. Colgo l’occasione per esprimere i miei più profondi ringraziamenti a tutti coloro che con il loro affetto, la loro guida ed i valori che mi hanno trasmesso, prima dell’emigrazione, hanno contribuito alla formazione di solide basi, su cui ho costruito la mia nuova vita in Canada: ai miei genitori, a mio fratello e a mia cognata, per il loro costante supporto; a zio Gildo, un medico di elevata etica professionale, che ha avuto un impatto significativo nella scelta della mia carriera e nell’esercizio del mio primo lavoro; altri membri della mia famiglia, educatori e amici che mi sono stati vicini negli anni dell’infanzia, dell’adolescenza e nei primi anni dell’età adulta. Dopo aver trascorso quasi cinquant’anni in Canada, sento il dovere di esprimere la mia profonda gratitudine al sistema meritocratico canadese, per l’opportunità di coronare il mio sogno di diventare psichiatra. Sono inoltre riconoscente ai miei professori dell’Università di Toronto per aver plasmato la mia identità professionale durante la specializzazione, trasmettendomi il valore del rispetto e della gestione delle differenze culturali. Sul piano personale ringrazio mio marito Vincenzo per il suo amore saldo e devoto, i suoi genitori e i nostri figli che, da bambini, venivano a trovarmi nella caffetteria dell’ospedale, per sentire meno la mia mancanza durante i fine settimana “on call”. Grazie infinite agli amici che ho conosciuto in Canada per il loro sostengo. Un ringraziamento speciale, infine, ad Angelo Bolotta, per aver incluso la mia narrazione in questa magnifica antologia”.

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