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Da Avezzano al Duomo di Colonia, la storia di don Francesco Tabacco: «La Germania è diventata casa mia»

Daniele Imperiale di Daniele Imperiale
5 Settembre 2026
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AVEZZANO – Un cammino iniziato tra i banchi del liceo ad Avezzano, proseguito con gli studi di Informatica all’Aquila e approdato, dopo oltre undici anni di formazione e vita missionaria, all’ordinazione sacerdotale nel Duomo di Colonia. È la storia di don Francesco Tabacco, sacerdote marsicano ordinato lo scorso 12 giugno per l’Arcidiocesi di Colonia, in Germania.

Nel giorno della sua ordinazione, a 31 anni, don Francesco ha ripercorso le tappe di un viaggio umano e spirituale cominciato molto tempo prima. Durante gli anni del liceo scientifico, insieme alla fede era cresciuta dentro di lui una domanda decisiva: quale direzione dare alla propria vita? Il desiderio era quello di partire per la missione nella Chiesa cattolica, anche se il luogo e le modalità di quel servizio non erano ancora definiti.

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La svolta arrivò il 6 ottobre 2014, quando partì per la Germania come seminarista del Seminario missionario Redemptoris Mater di Bonn. Una scelta maturata quasi per caso, anche se, rileggendo oggi la propria vicenda, don Francesco riconosce in quel passaggio un disegno ben preciso.

L’inizio dell’esperienza tedesca coincise con lo studio intensivo della lingua. L’apprendimento fu sorprendentemente rapido: dopo appena cinque mesi il giovane seminarista era già capace di tradurre simultaneamente dal tedesco all’italiano. Nel tempo ha raggiunto il livello C2, facendo della lingua tedesca uno strumento quotidiano non soltanto per la missione pastorale, ma anche per l’insegnamento.

Nel corso degli anni ha conosciuto numerose città, tra cui Bonn, Colonia, Düsseldorf, Wuppertal, Coblenza, Norimberga, Osnabrück, Hannover e Lipsia. Bonn e Norimberga sono state le realtà che hanno inciso maggiormente sulla sua formazione. Nonostante viva da due anni a Euskirchen, continua infatti a considerarsi profondamente legato a Bonn.

La Germania è diventata gradualmente la sua seconda patria. Don Francesco racconta con affetto il legame costruito con la cultura locale, con il tedesco e perfino con il dialetto Kölsch, giocando sul celebre detto secondo cui sarebbe «l’unica lingua che si può anche bere», perché lo stesso nome indica la tradizionale birra di Colonia.

Nel confronto tra le sue radici abruzzesi e la nuova vita tedesca non manca l’ironia. L’adattamento allo stile di guida e al rapporto con l’automobile ha richiesto un po’ di tempo, mentre il clima non lo ha mai intimorito particolarmente: chi è cresciuto ad Avezzano, ricorda, conosce bene gli inverni rigidi. Anche sul terreno gastronomico il legame con la Marsica resta saldo, pur riconoscendo che le Kartoffeln tedesche possono confrontarsi degnamente con le celebri patate del Fucino.

L’esperienza nelle parrocchie gli ha permesso di scoprire una realtà ecclesiale organizzata in maniera differente rispetto a quella italiana, con una Chiesa impegnata a restare parte integrante della vita delle persone. Parallelamente, l’insegnamento nella scuola elementare gli ha aperto una finestra sulla società tedesca, sul rapporto con lo Stato, sull’educazione ambientale e sulla trasmissione dei valori europei alle nuove generazioni.

Oggi don Francesco affianca alla pastorale parrocchiale l’attività nelle scuole e impartisce anche lezioni di matematica in lingua tedesca. Un servizio che riunisce le diverse componenti del suo percorso: la formazione scientifica iniziata all’Aquila, la vocazione sacerdotale, la missione e la piena integrazione nella comunità che lo ha accolto.

Quella di don Francesco Tabacco è la storia di una vocazione capace di attraversare confini geografici e culturali senza recidere le proprie radici. Da Avezzano alla Germania, il giovane sacerdote ha trovato una nuova casa e un popolo che, come lui stesso sottolinea, «vuole e sa farsi voler bene». Un incontro per il quale oggi esprime soprattutto gratitudine a Dio.

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