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“Credo che le mie figlie siano morte”, l’angoscia della mamma di Alisya e Sarah

Alessandra Ciciotti di Alessandra Ciciotti
21 Giugno 2026
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Civitella Alfedena. Quindici giorni senza una telefonata, un messaggio, una traccia certa. Per Valentina, madre di Alisya e Sarah, le due sorelle di 16 e 12 anni scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, il tempo sembra essersi fermato al giorno dell’allontanamento delle figlie.

Mentre le ricerche proseguono senza sosta e gli investigatori continuano a seguire ogni pista possibile, la donna vive sospesa tra la speranza e il timore più devastante. A raccontarne lo stato d’animo è il suo avvocato, Enrico Mastantuono, che descrive una madre consumata dall’assenza e dai dubbi.

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«Valentina pensa che le ragazze possano non esserci più», riferisce il legale. Un pensiero che nasce dal silenzio assoluto che accompagna la scomparsa delle due adolescenti. «Lei continua a ripetere che, se fossero vive, avrebbero trovato un modo per farle sapere qualcosa. Anche solo un segnale».

In queste due settimane la madre delle ragazze ha scelto di non esporsi pubblicamente. Nessuna presenza costante davanti alle telecamere, poche dichiarazioni e un profilo volutamente riservato.

Una scelta che, secondo il suo avvocato, non è dettata dalla distanza emotiva, ma dall’esatto contrario. «Il suo è il silenzio di chi soffre davvero», spiega. «Ci sono dolori che non hanno bisogno di essere raccontati ogni giorno davanti a una telecamera. Valentina sta vivendo tutto questo nella maniera più intima e dolorosa possibile».

Dietro quel silenzio c’è una donna che continua a fare i conti con la paura e con le domande rimaste senza risposta. Ogni ora che passa senza notizie rende più difficile scacciare i pensieri peggiori.

Eppure, accanto all’angoscia, resta uno spiraglio di speranza. Gli investigatori non hanno trovato elementi che consentano di trarre conclusioni definitive e il mancato ritrovamento delle ragazze alimenta ancora la possibilità che siano vive.

Anche alcuni dettagli emersi durante le indagini contribuiscono a tenere accesa questa speranza. Tra questi, l’ipotesi che le due sorelle abbiano portato con sé effetti personali e oggetti di uso quotidiano prima della scomparsa.

Per la madre, però, ogni ragionamento si scontra con il peso dell’attesa. La ragione suggerisce di non arrendersi, il cuore continua invece a temere il peggio.

Mentre le ricerche si concentrano anche nell’area del lago di Barrea e gli inquirenti proseguono nell’acquisizione di nuovi elementi, Valentina continua ad aspettare.

Aspetta una chiamata, una notizia, un segnale che possa interrompere quindici giorni di silenzio. Perché, al di là delle indagini, delle verifiche e delle ipotesi investigative, questa storia resta soprattutto quella di una madre che ogni mattina si sveglia con la stessa domanda: dove sono le mie figlie?

Una domanda che, finora, non ha ancora trovato risposta.

Tags: abruzzosorelle scomparse

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