Avezzano. “Basta con la telenovela della Vigilanza. Cesareo smetta di recitare la parte del genio incompreso”. A parlare è ancora una volta Carlo Genovesi, consigliere comunale che ha presieduto, fino all’elezione della guida ufficiale, la commissione vigilanza della quale ormai si parla da più di una settimana.
“Avevamo deciso di non infierire” ha affermato Genovesi, “ma il consigliere Cesareo continua a tenere in vita la telenovela della Commissione vigilanza, cercando complotti, tradimenti e colpevoli dove ci sono soltanto voti: voti liberamente espressi. La storia è semplice: Cesareo è stato bocciato innanzitutto dalla minoranza. I consiglieri di minoranza sono sette e due sono stati assenti (Roberto Verdecchia e Mario Babbo). Anna Paolini (Pd) ha presentato la propria candidatura e ha ottenuto più voti. Tutto regolare. Tutto previsto dalle regole. È comprensibile la delusione di Cesareo, che però non deve scaricarla su di noi”.
La diatriba nata a seguito dell’elezione del presidente della commissione sta di fatto animando la scena politica, facendo emergere posizioni diverse tra esponenti della maggioranza, come appunto Genovesi, e rappresentanti dell’opposizione come il consigliere comunale Alessio Cesareo, candidato, ma non eletto, alla guida dell’organismo. “Sono settimane che Cesareo continua a recitare la parte del fenomeno politico incompreso”, ha continuato il rappresentante di Azione Politica, “prima gli elettori che non lo avrebbero capito. Poi i traditori del centrodestra. Adesso l’intervento sgarbato, non solo verso il sottoscritto, ma anche verso la collega Paolini alla quale rimprovera di appartenere a una coalizione che avrebbe preso “una manciata di voti”. Sono le sue parole virgolettate. Quindi, chi ha portato il centrodestra a precipitare al 19% – peggior risultato degli ultimi 30 anni – si mette a dare giudizi sull’esito elettorale? E poi, a proposito di coerenza, un esponente del centrodestra pretende i voti del Pd per essere eletto alla guida della commissione vigilanza – il più classico dei tentativi di inciucio- e, quando quei voti non arrivano, grida allo scandalo?”.
Per il consigliere Genovesi “non è un complotto se gli altri consiglieri non ti votano. È politica. Forse è il caso di smettere di recitare la parte del genio incompreso che vede dovunque complotti. E accettare che i numeri, qualche volta, hanno il brutto vizio di essere più convincenti delle ricostruzioni traballanti e autoassolutorie”.




