TAGLIACOZZO – Ci sono serate in cui la musica non ha bisogno delle immagini per far vedere. Basta chiudere gli occhi e il cinema torna ugualmente: un volto, una scena, un paesaggio, magari un ricordo personale che con quel film ha poco a che fare ma che quella melodia, chissà perché, continua a custodire. È accaduto ieri sera nel Chiostro di San Francesco con “Cinema Paradise – oltre lo schermo”, uno degli appuntamenti più attesi del Festival Internazionale di Mezza Estate e, soprattutto, una prima esecuzione assoluta costruita intorno alla musica scritta per il cinema. Dopo l’energia quasi fisica della serata pop-rock della notte di San Lorenzo, il chiostro ha cambiato completamente atmosfera. Questa volta a dominare sono state raffinatezza, delicatezza e capacità di ascolto, in un concerto che ha trovato la propria forza non nell’effetto spettacolare, ma nel dialogo fra solisti e orchestra.
Il progetto, commissionato dal Festival a Igor Caiazza, percussionista del Teatro alla Scala e autore degli arrangiamenti, ha affidato all’Orchestra dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese, diretta da Rafal Janiak, un viaggio attraverso alcune delle pagine che hanno costruito l’immaginario cinematografico degli ultimi decenni.
Da Nino Rota a Ennio Morricone, da John Williams a Michel Legrand, Luis Bacalov, Armando Trovajoli, Piero Piccioni e Nicola Piovani. Ma la scaletta, per quanto prestigiosa, ieri sera era quasi un pretesto. Il senso del concerto stava altrove: liberare quelle musiche dalle immagini per scoprire quanto siano capaci di vivere autonomamente.

E a emergere su tutti sono stati due grandissimi professionisti. Laura Marzadori, primo violino dell’Orchestra del Teatro alla Scala, ha mostrato una qualità che va molto oltre la tecnica, peraltro impressionante. Il suo è un violino capace di essere voce: delicato, intenso, a tratti struggente, mai compiaciuto. In pagine come Schindler’s List la sensazione è stata proprio quella di ascoltare uno strumento raccontare, senza bisogno di una sola parola. Accanto a lei Danilo Rea, uno dei pianisti jazz italiani più conosciuti e apprezzati, ha portato quella libertà che appartiene alla sua storia musicale. Il suo pianoforte non si limita a eseguire: prende una melodia conosciuta, la osserva, la smonta con discrezione e poi sembra restituirla diversa, senza mai tradirla. Ed è stato proprio il dialogo tra Marzadori e Rea uno degli elementi più affascinanti della serata. Due musicisti provenienti da mondi differenti – la grande tradizione classica da una parte, il jazz e l’improvvisazione dall’altra – capaci di incontrarsi con una naturalezza sorprendente.

Intorno a loro Caiazza, con una presenza musicale mai invasiva, l’orchestra e la direzione attenta di Janiak hanno costruito una trama sonora elegante, nella quale nessuno ha avuto bisogno di forzare il volume per conquistare il centro della scena. Sono passati Amarcord, Il Gattopardo, Il Postino, Forrest Gump, La leggenda del pianista sull’oceano, La vita è bella, Nuovo Cinema Paradiso, fino a Pino Daniele e a quel Quando scritto per Pensavo fosse amore… invece era un calesse. Mondi lontanissimi tra loro, tenuti insieme dalla capacità della musica di sopravvivere al film per il quale è nata.
È probabilmente questa l’idea più riuscita di Cinema Paradise: ricordarci che una grande colonna sonora non accompagna semplicemente una scena. A volte la precede, altre la completa. E quando il film è finito da molti anni, continua a custodirne le emozioni.



