Cerchio. Una festa che va oltre i confini del paese, capace di riportare a Cerchio chi vive lontano e di riunire, intorno alla Madonna delle Grazie, una comunità profondamente legata alle proprie radici. È stata una celebrazione partecipata e raccolta quella vissuta ieri a Cerchio, dove residenti e cerchiesi arrivati dall’estero si sono ritrovati per condividere uno dei momenti più sentiti della tradizione religiosa del paese.
Cuore della giornata è stata la Celebrazione Eucaristica, presieduta dal vescovo Giovanni e concelebrata dal parroco, padre Cajetan Ugboma, insieme agli altri sacerdoti. Alla funzione hanno preso parte il sindaco di Cerchio, le autorità civili e militari e una numerosa presenza di fedeli. A rendere ancora più speciale la giornata è stata la presenza di tanti cerchiesi residenti in America, Canada, Francia e Venezuela, tornati nel paese d’origine per rinnovare un legame che il tempo e la distanza non hanno mai spezzato. Al termine della Messa, i rappresentanti delle comunità cerchiesi all’estero hanno rivolto una preghiera alla Madonna delle Grazie, affidandole il proprio cammino e quello delle loro famiglie.
Un gesto semplice, ma carico di significato: un modo per tornare idealmente a casa, ritrovando nella fede, nella preghiera e nelle tradizioni il filo che continua a unire Cerchio ai suoi figli sparsi nel mondo. La festa è stata vissuta in un clima di devozione, raccoglimento e partecipazione, ma l’omelia del vescovo Giovanni ha offerto anche importanti spunti di riflessione sulla vita della comunità cristiana.
Il Vescovo ha invitato i fedeli a non vivere la fede soltanto come memoria o tradizione, ma come una realtà viva, capace di trasformarsi in attenzione concreta verso gli altri. Tre le parole indicate come vere e proprie direttrici del cammino: responsabilità, amore e comunione. Partendo dall’immagine biblica della sentinella, il vescovo Giovanni ha ricordato che essere cristiani significa mantenere uno sguardo vigile e attento verso chi ci sta accanto, soprattutto verso le persone fragili, sole e in difficoltà.
Ed è proprio in Maria, nella Madonna delle Grazie, che il Vescovo ha indicato l’esempio di una donna capace di “vedere” il bisogno dell’altro e di portarlo a Gesù. Una fede, dunque, che non rimane chiusa nelle parole o nei gesti della devozione, ma che diventa accoglienza, vicinanza e cura. Al centro dell’omelia anche il tema dell’amore e del perdono. La devozione mariana, ha sottolineato il Vescovo, trova il suo compimento nella capacità di amare il prossimo e di prendersene cura, anche quando non è semplice.
Un passaggio particolarmente significativo ha riguardato i conflitti e le divisioni. Il Vangelo, ha ricordato, invita non a parlare dell’altro, ma a parlare con l’altro, cercando nella relazione e nel dialogo una possibile strada verso la riconciliazione. E poi l’invito che ha attraversato le parole finali dell’omelia, semplice e diretto: «Non chiudete il cuore». Non chiuderlo davanti a chi ha sbagliato, a chi è diverso, a chi si è allontanato o a chi chiede una seconda possibilità. Perché, come ha ricordato il vescovo Giovanni, «la grazia di Dio è sempre più grande delle nostre chiusure».
Alla Madonna delle Grazie sono state affidate le famiglie di Cerchio, i giovani, gli anziani, i malati, le persone sole e tutti i cerchiesi che vivono lontano. Un pensiero speciale, dunque, anche per quella parte di comunità che, pur trovandosi a migliaia di chilometri di distanza, continua a sentirsi profondamente legata al proprio paese. La festa di ieri ha così mostrato il volto più autentico di Cerchio: un paese che si ritrova, che prega e che custodisce le proprie radici senza dimenticare chi è lontano.
È questo il significato più profondo della Madonna delle Grazie: essere un punto di incontro tra generazioni e luoghi diversi, tra chi è rimasto e chi è partito, tra la memoria del passato e la speranza del futuro. Un filo invisibile che unisce Cerchio ai suoi figli sparsi nel mondo e che, ogni anno, la Madonna delle Grazie sembra rendere ancora più forte.



