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Caso sorelle ritrovate, Di Giacomo: “Riportarle in una casa di accoglienza è come una carcerazione”

Daniele Cipriani di Daniele Cipriani
22 Giugno 2026
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Civitella Alfedena. “Riportare in una Casa di accoglienza le due sorelle di 16 e 12 anni sparite dalla casa famiglia di Civitella Alfedena e ritrovate ieri sera a Formia ha l’esatto significato di costringerle alla
carcerazione”. Così Aldo Di Giacomo, 30 anni di esperienza nel sindacato di Polizia
Penitenziaria, psicologo ed esperto di problematiche di devianza giovanile, commentando
le dichiarazioni del procuratore della Repubblica di Sulmona, Luciano D’Angelo. “Trovo che
il magistrato – sottolinea – è stato molto efficace nella sua lettura della vicenda al di là degli
aspetti dell’inchiesta dovuta per accertare responsabilità che hanno portato all’arresto della
mamma, del suo compagno e del nonno. Quando dice che le due sorelle appena ritrovate
non hanno fatto salti di gioia, riferendo che si sono chiuse nella stanza dove avevano vissuto
fino ad allora, esprime in forma diretta una situazione che è riconducibile al problema
centrale della genitorialità che sottintende un’altra verità: lasciare che ad occuparsene siano
esperti riconosciuti e non certamente opinionisti improvvisati. Nello specifico – continua Di
Giacomo – il padre ha dato ampiamente prova di maturità per poter assolvere alle sue
funzioni. Piuttosto il confronto con la gestione della vicenda della ‘famiglia del bosco’ è
naturale. In entrambe le vicende le minori sono state allontanate dai genitori, sia pure con
motivazioni profondamente diverse, e affidate a strutture di accoglienza. C’è però più che
una differenza senz’altro non marginale: per le bambine della famiglia del bosco si è schierata
mezz’Italia perché possano tornare dai genitori ed è stata individuata una nuova abitazione.

Per le sorelle Sarah ed Alisya non abbiamo sentito nessuno che si sia pronunciato per
l’affidamento al padre che conserva la responsabilità genitoriale. Riscontriamo una forte
discriminazione perché non si può ritenere alternativamente che i bambini debbano vivere
con i genitori o il contrario. Per le sorelline ospitate a Civitella Alfedena è evidente che la
situazione sarebbe stata ben diversa se invece di trovarsi in una casa-famiglia avessero avuto
la possibilità di vivere con il padre. Come nel caso della famiglia del bosco almeno noi
continuiamo a sostenere che è necessario prioritariamente e sempre creare le condizioni
perché – obiettivo da perseguire nell’interesse di tutti i minori – i bambini possano tornare
in famiglia”.
“Inoltre, se per la vicenda della famiglia del bosco abbiamo registrato prese di posizione
politiche, mediatiche e opinionistiche spesso superficiali e condizionate dall’emotività, in
quanto si è cercato di trasformare una delicata vicenda di tutela minorile in uno scontro
ideologico contro la magistratura, per quella delle sorelline il silenzio assordante non ha
alcun significativo se non quello di disorientare l’opinione pubblica”.

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Infine, Di Giacomo invita tutte le istituzioni a mantenere alta l’attenzione sul tema della tutela
dei minori. “In queste vicende si è registrata una mobilitazione pubblica straordinaria.
Sarebbe auspicabile che lo stesso impegno venisse garantito anche per tanti altri casi meno
conosciuti che coinvolgono bambini e famiglie in difficoltà. Purtroppo, dobbiamo registrare
che l’impegno “pubblico”, a partire dal Comune, specie per risorse finanziarie impegnate, per
questo caso non è avvenuto per tutti gli altri che potevano essere risolti in molte situazioni
anche più velocemente. La tutela dell’infanzia non può dipendere dalla visibilità mediatica di
una storia, ma deve rappresentare una priorità costante delle istituzioni e della società”.

Tags: abruzzo
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