L’Aquila. Un primo importante punto fermo arriva sul fronte dei buoni pasto per il personale sanitario della ASL 1 Abruzzo. Dal Tribunale di Sulmona passa infatti una decisione destinata a fare scuola: riconosciuto il diritto al buono pasto per i professionisti turnisti con turni superiori alle sei ore, in assenza del servizio mensa.
Un risultato che si traduce già in effetti concreti: un accordo conciliativo tra l’azienda sanitaria e una parte dei ricorrenti ha portato al recupero del 60-65% delle somme richieste per 37 lavoratrici e lavoratori su 62 coinvolti.
FP CGIL: “Una vittoria costruita nel tempo, ora si apra una nuova fase”
Protagonista della vertenza è la FP CGIL, che rivendica il risultato come esito di una lunga azione sindacale culminata nel ricorso giudiziario insieme agli avvocati Mauro e Giulia Calore.
Secondo il sindacato, la decisione del giudice rafforza un principio chiave: il buono pasto non è un beneficio accessorio marginale, ma un diritto contrattuale legato alla tutela della salute e della dignità del lavoro.
L’intesa comporta per la ASL un costo complessivo che supera i 100 mila euro tra risarcimenti e accessori di legge. Una cifra che, secondo i promotori del ricorso, certifica la portata della controversia e la solidità delle rivendicazioni avanzate.
Non tutti i capitoli sono però chiusi. Per una parte dei lavoratori coinvolti restano in sospeso le decisioni del giudice, attese nei prossimi mesi. Una fase che potrebbe consolidare ulteriormente l’orientamento già emerso o ridefinire in modo definitivo il perimetro del diritto al buono pasto.
Al centro della vertenza resta anche il tema dell’uniformità di trattamento tra personale. Il sindacato chiede che l’erogazione dei buoni pasto venga garantita in modo omogeneo, evitando differenze tra lavoratori con condizioni simili.
“Non è solo una vittoria legale, ma un atto di giustizia”, è la sintesi della FP CGIL, che annuncia di voler proseguire la vigilanza sull’attuazione dell’accordo e sui futuri sviluppi giudiziari.
Un segnale che apre una fase nuova: dal contenzioso alla possibile ridefinizione strutturale del diritto al buono pasto nella sanità pubblica locale.




