TAGLIACOZZO – Che Belinda Davids, cantante sudafricana nota in tutto il mondo, fosse una grande voce lo si sapeva già. Quello che forse non ci aspettavamo era l’impatto che avrebbe avuto dal vivo. Ieri sera, nel Chiostro di San Francesco, il Festival Internazionale di Mezza Estate ha ospitato Indimenticabile Whitney, tributo a Whitney Houston affidato alla Davids e all’Orchestra dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese diretta dal celebre maestro Roberto Molinelli.

Belinda Davids è considerata da anni una delle interpreti più convincenti al mondo (forse LA più convincente) del repertorio di Whitney Houston. E ascoltandola dal vivo si capisce subito il perché. La somiglianza timbrica, in alcuni passaggi, è impressionante. Ma il punto non è questo. Non siamo davanti a una copia, né a un esercizio di imitazione. Davids ha una voce sua, formata nel gospel, potentissima ma controllata, capace di salire senza apparente sforzo e, subito dopo, di tornare a una linea delicata, quasi intima. È proprio questa alternanza a colpire maggiormente.
Ci sono momenti in cui la voce sembra trattenersi, quasi accarezzare la melodia, e altri in cui esplode con una forza che lascia il pubblico letteralmente senza parole. Una potenza vocale fuori dal comune, ma mai usata per esibizione fine a se stessa. E poi c’è il modo di stare sul palco. Davids sorride, parla con il pubblico, scherza, ringrazia. Lo fa con una semplicità che sorprende, soprattutto in un’artista abituata ai grandi palcoscenici internazionali. Nessuna distanza, nessun atteggiamento da diva. Al contrario, una presenza calorosa e diretta che ha contribuito molto al coinvolgimento della serata.
A sostenerla, l’Orchestra Sinfonica Abruzzese sotto la direzione di Roberto Molinelli, autore anche degli arrangiamenti. Il lavoro orchestrale ha dato profondità alle canzoni senza appesantirle, rispettandone l’identità pop e soul ma aggiungendo colori e dinamiche che dal vivo hanno funzionato molto bene. La scaletta ha naturalmente attraversato le pagine più celebri della carriera di Whitney Houston, da One Moment in Time a Greatest Love of All, da I Have Nothing a I Wanna Dance with Somebody e So Emotional.

Ma più dei singoli titoli resta la difficoltà dell’impresa. Cantare Whitney Houston significa misurarsi con una delle voci più riconoscibili, amate e tecnicamente impegnative della musica pop degli ultimi decenni. Il rischio del confronto è inevitabile. Belinda Davids, però, riesce quasi sempre a superarlo, proprio perché non cerca continuamente l’effetto della somiglianza. Quando arriva I Will Always Love You, il pubblico sa perfettamente cosa sta per succedere. È il momento più atteso e anche quello in cui il paragone diventa inevitabile. Davids affronta il brano senza forzature. Parte con misura, costruisce lentamente la tensione e poi libera tutta la potenza della voce. Il risultato è uno di quei momenti che dal vivo hanno un peso diverso rispetto a qualsiasi registrazione.Il pubblico del Chiostro lo percepisce e reagisce di conseguenza, con una standing ovation inevitabile e lunghi minuti di applausi.
Alla fine rimane la sensazione di aver assistito non soltanto a un ottimo tributo, ma alla prova di una cantante di livello internazionale capace di rendere credibile un repertorio che pochissime voci possono affrontare senza soccombere al confronto. Belinda Davids ha mostrato potenza, tecnica, controllo, ma anche una qualità forse meno evidente e altrettanto importante: la capacità di non trasformare tutto questo in ostentazione. Ed è probabilmente questo ad aver reso così riuscita la serata di Tagliacozzo. Whitney Houston era inevitabilmente presente in ogni canzone. Ma, alla fine, sul palco c’era soprattutto Belinda Davids. Ed è stata più che sufficiente.





