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Bancarotta fraudolenta, imprenditore avezzanese sotto accusa comparso davanti al collegio del tribunale di Avezzano

Redazione Cronaca di Redazione Cronaca
24 Maggio 2019
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Avezzano. E’ finito sotto processo con l’accusa di bancarotta fraudolenta. Si tratta di  un imprenditore di Avezzano, G.C., che ieri mattina è comparso davanti al collegio del tribunale  presieduto dal giudice Zaira Secchi. I fatti risalgono a circa 12 anni fa e secondo la difesa già in sede civile tutta la vicenda è stata sanata da tempo, nel 2009.

Secondo l’accusa, nei panni di amministratore di una società del posto dichiarata fallita con una sentenza emessa dal tribunale di Avezzano avrebbe distratto, a favore di una seconda società di cui era socio di maggioranza e dal 2009 anche amministratore unico, una somma di 77mila euro a pochi mesi dalla sua Costituzione sulla base di una fattura emessa per lavori in subappalto, definiti dalla procura “fittizi”, effettuati da tale società per contro dell’azienda fallita.

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Lavori che, secondo la procura, erano già subappaltati a una società di costruzioni per un importo di 67mila euro. Secondo l’inchiesta, avviata dal sostituto procuratore Roberto Savelli, l’imprenditore avrebbe anche distratto a suo favore una macchina, e una seconda somma di denaro, 24mila euro a titolo di restituzione di un finanziamento dei soci.

Denaro, che secondo la tesi accusatoria, non sarebbe giustificato da alcuna delibera di assemblea dei soci. Infine avrebbe distratto a favore di tre persone, sempre secondo la procura di Avezzano, una somma complessiva di 82mila euro sulla base di pagamenti definiti “fittizi in quanto non effettuati” e “privi di riscontro contabile”. Tutto ciò, sempre secondo l’accusa, con l’aggravante di avere causato alla società un danno ingente sottraendo beni e denaro per un totale di 186mila euro.

Situazione già sanata in sede civile, secondo la tesi difensiva che è convinta come sarà chiarita anche in sede penale. Infatti tutti i passaggi legati ai movimenti economici contestati, sono stati chiariti o sanati già da tempo. Nel 2009, infatti, il processo civile ha portato a una positiva definizione della vicenda con l’appianamento di tutte le somme menzionate nei capi d’accusa, addirittura con  un attivo finale.

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