Carsoli. C’è un tipo di viaggio che non cerca clamore, né pubblico. Un passo dopo l’altro, senza fretta, portando con sé solo l’essenziale. È il viaggio di Giovanni, monaco buddhista in cammino da Bari verso Assisi, attraversando borghi, strade secondarie e incontri inattesi.
Nelle scorse ore, la piccola comunità di Colli di Monte Bove ha vissuto uno di questi incontri. Un passaggio discreto, quasi sospeso nel tempo, in cui la presenza di Giovanni ha lasciato un segno più per la sua quiete che per le parole. Non grandi discorsi, non gesti eclatanti: solo una presenza mite, accolta con naturalezza dagli abitanti del luogo.
Chi lo ha incontrato racconta di un uomo essenziale, con lo sguardo rivolto più all’interno che all’esterno. Un pellegrino che sembra muoversi dentro una ricerca spirituale prima ancora che geografica. Il suo percorso, che unisce il sud e il cuore dell’Umbria, non è soltanto una linea sulla mappa: è un attraversamento simbolico, fatto di pause, ascolto e incontri.
Colli di Monte Bove, è diventato per un momento una tappa di questo cammino più grande. Un punto in cui le vite si sfiorano senza rumore, e in cui l’ospitalità si esprime nel modo più semplice: offrire riparo, uno sguardo, un saluto.
Il viaggio di Giovanni sembra ricordare che il pellegrinaggio non appartiene solo a una tradizione religiosa specifica, ma a una dimensione universale dell’esperienza umana: quella del cercare, del lasciare qualcosa alle spalle, e del procedere con fiducia verso ciò che non si conosce ancora.
E mentre riprende il suo cammino verso Assisi, resta nei luoghi che attraversa una traccia leggera. Non visibile, ma percepibile: quella di un passaggio che non consuma lo spazio, ma lo ascolta.
Ad annunciare la presenza del pellegrino a Colli di Monte Bove è stata la Confraternita di San Berardo, che ha accolto nella serata del 13 maggio il monaco buddista.
Il priore della confraternita, Giuseppe Simeoni, ha spiegato come la comunità abbia offerto ospitalità e un riparo per la notte al viandante.





