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Il dolore di una madre: “riportatela a casa”. In Colombia la veglia per Grey (foto)

Alessandra Ciciotti di Alessandra Ciciotti
31 Ottobre 2026
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Avezzano. Il dolore di una madre non conosce distanze. Non lo fermano i chilometri, non lo ferma un oceano, non lo fermano nemmeno le parole pronunciate in una lingua diversa. A Santa Marta, in Colombia, il nome di Grey Noralba Sanmartin Villalba è risuonato davanti a candele, fotografie e volti segnati dalle lacrime. Una comunità intera si è raccolta per ricordare la donna di 36 anni uccisa a Vergiate, nel Varesotto, e per chiedere che la sua morte non venga dimenticata.

Al centro della veglia, organizzata al Parco Bolívar, c’era soprattutto lei: la mamma di Grey. Una donna devastata dal dolore, sorretta dalle braccia delle amiche, incapace di nascondere il peso di una perdita che nessuna madre dovrebbe conoscere. La sua immagine, circondata dall’affetto delle persone presenti, è diventata il simbolo di una tragedia che ha attraversato due continenti. Grey è stata uccisa il 22 ottobre a Cuirone, frazione di Vergiate. Per il delitto è accusato il compagno, Marco Panichi, 53 anni, di Avezzano. Dopo quanto accaduto, l’uomo ha lasciato il Varesotto e ha raggiunto l’Abruzzo, percorrendo circa 700 chilometri. Una volta arrivato ad Avezzano, si è presentato ai carabinieri, dichiarando di aver ucciso la compagna.

Una vicenda che ha sconvolto non soltanto la comunità lombarda e quella marsicana, ma anche la Colombia, dove Grey era nata e dove oggi la sua famiglia cerca di affrontare una perdita immensa. A Santa Marta non c’erano soltanto familiari e conoscenti. C’erano donne, amiche, attiviste e persone che hanno voluto trasformare il ricordo di Grey in una richiesta pubblica di verità. La mamma era lì, in prima fila. Nonostante il dolore, ha voluto esserci. Le amiche le sono rimaste accanto, sostenendola mentre la commozione diventava troppo forte. Un’immagine che racconta più di tante parole la dimensione umana di questa tragedia. Grey aveva 36 anni, era originaria della Colombia e aveva vissuto ad Ancona, nella zona di Collemarino. In Italia aveva costruito la propria quotidianità ed era madre di due bambini piccoli. La sua vita si divideva tra gli affetti, il lavoro e i legami familiari rimasti nella terra d’origine.

Adesso quella famiglia si trova a fare i conti con un dolore aggravato dalla distanza. La madre e i parenti colombiani vogliono poter seguire gli sviluppi dell’inchiesta e ottenere risposte dalle autorità italiane. La cronaca di questa vicenda ha un passaggio preciso anche in Abruzzo. Marco Panichi, dopo il delitto avvenuto nell’abitazione di Cuirone, ha raggiunto Avezzano, dove si è presentato spontaneamente ai carabinieri. Prima aveva incontrato il padre, al quale avrebbe raccontato quanto accaduto. L’uomo ha riferito agli investigatori una propria ricostruzione dei fatti, sostenendo di aver reagito a un’aggressione della compagna. Una versione che dovrà essere valutata alla luce degli accertamenti investigativi e medico-legali.

Panichi è rimasto in carcere dopo la convalida del fermo e l’interrogatorio davanti al gip di Avezzano. Le indagini, coordinate dalle procure competenti, sono chiamate a chiarire la dinamica dell’omicidio e tutti gli aspetti ancora da verificare. Ma mentre la giustizia segue il proprio percorso, dall’altra parte dell’oceano c’è una famiglia che aspetta risposte e che vorrebbe soltanto poter piangere Grey senza dover affrontare anche le difficoltà di una distanza così grande. Il pensiero corre inevitabilmente ai due figli piccoli della donna, una bambina di dieci anni e un bambino di cinque. Due bambini che hanno perso la mamma e che rappresentano una delle preoccupazioni più grandi per i familiari. La sorella Vanessa Sanmartín ha dato voce alle richieste della famiglia, chiedendo attenzione, collaborazione istituzionale e giustizia. I parenti vogliono inoltre affrontare le procedure necessarie per riportare Grey in Colombia e darle l’ultimo saluto nella sua terra. Anche questo aspetto rende ancora più difficile il momento: tra documenti, procedure e costi, la famiglia si trova a dover affrontare problemi concreti proprio mentre cerca di elaborare il lutto.

La veglia è stata promossa dal Colectivo Femenino Taganga Te Toca e dalla Fundación Pescando Espíritu, due realtà guidate da donne impegnate nella difesa dei diritti e nella lotta contro la violenza di genere. Non si tratta di organizzazioni estranee alla storia di Grey: alcune delle persone coinvolte erano legate a lei anche da rapporti di amicizia. Il loro messaggio è chiaro: non permettere che la sua storia venga dimenticata. Da Santa Marta a Vergiate, passando per Ancona e Avezzano, il nome di Grey oggi unisce luoghi lontanissimi. In Italia c’è una comunità che ha voluto ricordarla anche attraverso un murale inaugurato a Vergiate, opera dell’artista Cristina Destri. In Colombia ci sono una madre, una sorella, due bambini e tante amiche che continuano a chiedere giustizia.

E resta quell’immagine della mamma, sorretta dalle altre donne, davanti al ricordo della figlia. Forse è proprio da lì che bisogna ripartire: non soltanto dal nome dell’uomo accusato, non soltanto dalle indagini e dalla ricostruzione di quanto accaduto, ma dalla vita di una donna che aveva ancora tanti progetti, dai suoi figli e da una madre che oggi si ritrova a dover imparare a vivere senza di lei.

Tags: abruzzofemminicidio Grey
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