Carsoli. È scontro aperto a Carsoli sul progetto per la realizzazione di un impianto di messa in riserva e trattamento di rifiuti speciali non pericolosi nella zona industriale della Piana del Cavaliere. L’istanza, presentata dalla società General Contractor Srl di Roma per un’area di circa 9mila metri quadrati in località Macerone, ha scatenato la dura presa di posizione della minoranza consiliare, a cui è seguita la tempestiva e dettagliata replica dell’Amministrazione comunale.
A sollevare il caso sono stati i consiglieri d’opposizione Velia Nazzarro, Lorena Bernardi e Adelfo Marcangeli, che hanno inviato una nota di contestazione e diffida formale sia alla Regione Abruzzo sia al Comune di Carsoli, chiedendo la convocazione di un Consiglio comunale straordinario.
L’opposizione punta il dito sui rischi ambientali legati alla triturazione e allo stoccaggio all’aperto di materiali come plastica, vetro, legno, tessili e pneumatici. Tra i punti critici evidenziati figurano la presenza di coperture in cemento-amianto sui capannoni esistenti (la cui rimozione verrebbe rinviata), il rischio che le acque meteoriche di seconda pioggia finiscano non trattate nel fiume Turano e la vicinanza (poco più di un chilometro) alla Zsc “Bosco di Oricola”.
“Il reticolo idrico del Turano e la vegetazione non possono essere esposti al rischio di dilavamento residuo di inquinanti, polveri e microplastiche”, hanno contestato i consiglieri, “è inaccettabile la vaghezza sui presidi per emissioni, odori e rischio incendio, con un sistema di gestione attivato solo ove necessario”. Preoccupa anche il timore che la zona diventi uno snodo per rifiuti provenienti da altri territori, vista la “posizione strategicamente al confine con il Lazio” citata nell’avviso.
L’attacco più duro è rivolto all’amministrazione comunale. “Il silenzio dell’Esecutivo rappresenta una gravissima mancanza di trasparenza democratica», hanno affermato gli esponenti dell’opposizione, «la Piana del Cavaliere non può essere svenduta né destinata a polo di attrazione per il trattamento dei rifiuti”.
I consiglieri hanno ricordato che il Comune è competente per l’autorizzazione paesaggistica e gestore dei siti Natura 2000, e ha quindi “il pieno potere, e il preciso dovere politico” di opporsi in Conferenza di servizi. Hanno chiesto alla Regione di acquisire la nota come osservazione contraria e di respingere l’istanza e hanno chiesto un consiglio comunale straordinario affinché venga votato un atto di indirizzo contro l’insediamento.
Non si è fatta attendere la risposta della maggioranza guidata dal Sindaco, che definisce le affermazioni dell’opposizione «fuorvianti, grossolane e strumentali».
L’Esecutivo precisa che si tratta esclusivamente di rifiuti non pericolosi (scarti legnosi, verde, carta, plastica) destinati al recupero e alla separazione merceologica, simili a quelli già gestiti nel centro di raccolta comunale. Non sono previsti interramenti né combustioni.
“Si tratta quindi, in gran parte, dei medesimi materiali che tutti abbiamo in casa e che vengono già stoccati nel Centro di Raccolta Comunale, collocato inopinatamente e in modo irriverente dalla precedente amministrazione alle porte del paese a fianco del cimitero e della chiesa di Santa Maria in Cellis” dichiara il primo cittadino, Alessandro Marcangeli.
L’iter di autorizzazione dell’impianto segue un percorso normativo tra i più approfonditi a livello nazionale, che non prevede alcuna deroga e si articola nella Verifica di Assoggettabilità a VIA e nel rilascio del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR), di competenza della Regione (ai sensi dell’art. 27-bis del D.Lgs. 152/2006). Attraverso lo Studio di Impatto Ambientale, un comitato regionale competente esamina preventivamente e nel dettaglio tutte le possibili interferenze del progetto con il territorio: qualità dell’aria, emissioni, acque, suolo, biodiversità, paesaggio, rumore, traffico indotto, salute pubblica e vincoli sulle aree naturali protette.




