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Grey Noralba, oggi l’udienza di convalida per Panichi. A Vergiate un murale in memoria della 36enne

Alessandra Ciciotti di Alessandra Ciciotti
26 Ottobre 2026
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Avezzano. Da una parte gli sviluppi giudiziari, con l’udienza di convalida per Panichi in programma oggi questa mattina, dall’altra il ricordo di una vita spezzata. Vergiate rende omaggio a Grey Noralba, 36 anni, con un murale dedicato alla sua memoria. Due momenti diversi, uniti dal dolore per il femminicidio e dalla volontà di non dimenticare.

 

C’è una donna dietro l’ennesima tragedia della violenza di genere. Una donna con un nome lungo, Grey Noralba Sanmartin Villalba, un sorriso che colleghi e conoscenti ricordano ancora, un lavoro sul litorale di Ancona e due bambine piccole. Aveva 36 anni e aveva attraversato l’oceano per costruirsi una vita in Italia. Un percorso di anni, di lavoro e di quotidianità, interrotto brutalmente giovedì 22 ottobre a Cuirone, frazione di Vergiate, nel Varesotto.

 

La sua storia oggi tiene insieme tre territori: la Lombardia, dove è stata uccisa; le Marche, dove viveva e lavorava; l’Abruzzo, dove il compagno, Marco Panichi, 53 anni, si è presentato ai carabinieri dopo il delitto, dichiarando di averla uccisa. Tre luoghi, una vicenda ancora da ricostruire fino in fondo e una comunità che prova a fare i conti con una morte che non può essere archiviata come una semplice notizia di cronaca. Oggi, lunedì 26 ottobre, l’attenzione è rivolta all’udienza di convalida del fermo davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Avezzano. Intanto, a Vergiate, il dolore ha trovato una prima forma pubblica nel murale dedicato alla donna, inaugurato ieri, domenica 25 ottobre. Un’opera che vuole trasformare il ricordo di Grey in un richiamo alla responsabilità collettiva.

Grey Noralba Sanmartin Villalba era originaria della Colombia e si era trasferita in Italia circa dieci anni fa.  La sua vita italiana si era sviluppata soprattutto ad Ancona, nella zona di Collemarino, quartiere della periferia settentrionale della città. Qui aveva trovato una dimensione quotidiana, un lavoro e relazioni che, negli ultimi giorni, si sono trasformate in testimonianze di incredulità e dolore. Durante le ultime due estati aveva lavorato negli stabilimenti balneari Sunset Beach e La Playa, nella zona di Palombina. Un lavoro a contatto con le persone, nel mondo degli chalet e dei bar sul mare, dove era diventata una presenza conosciuta.

 

Il ricordo che emerge dalle parole di chi aveva lavorato con lei è quello di una donna disponibile, pronta a dare una mano e capace di farsi apprezzare. La comunità affronta il dolore per una perdita difficile da comprendere, ricordando quanto Grey fosse amata per la sua disponibilità e quanto fosse pronta a intervenire quando qualcuno aveva bisogno.

A volte, nel corso delle giornate di lavoro, portava con sé anche le figlie. Un particolare che restituisce un’immagine concreta della sua vita: quella di una madre che cercava di tenere insieme le responsabilità familiari e il lavoro, come fanno tante donne, spesso lontano dal proprio Paese d’origine. Il dato più doloroso resta quello delle due figlie piccole che Grey lascia. Due bambine alle quali questa tragedia consegna una perdita destinata a segnare le loro vite.

Grey e Marco Panichi si erano conosciuti attraverso i social network. La relazione li aveva portati a frequentarsi tra Ancona e Avezzano. Più recentemente, Panichi si era trasferito nel Varesotto per motivi di lavoro e aveva preso in affitto un appartamento a Cuirone, frazione di Vergiate. Grey lo aveva raggiunto in Lombardia nei giorni precedenti al delitto. La mattina di giovedì 22 ottobre, nell’abitazione, si sarebbe consumata una lite. Una vicina avrebbe sentito delle urla provenire dall’appartamento, seguite dal silenzio.

La donna è stata trovata morta nella camera da letto. Le prime ricostruzioni investigative e le notizie diffuse dagli organi di informazione riferiscono di circa quindici ferite da taglio, molte delle quali al collo. Vicino al corpo sarebbe stato trovato un coltello da cucina lungo circa 33 centimetri. Saranno gli accertamenti medico-legali, le testimonianze e le verifiche sui reperti a contribuire alla ricostruzione completa dei fatti.

Panichi ha sostenuto di essere stato aggredito da Grey durante una discussione legata alla gelosia e di aver reagito nel tentativo di difendersi.  Si tratta della ricostruzione fornita dall’indagato, non di una dinamica definitivamente accertata. Proprio su questo punto si concentrano gli accertamenti: verificare che cosa sia accaduto nell’appartamento, come si sia svolta la lite, quale sia stata la sequenza delle azioni e quale significato attribuire alle lesioni riportate dall’uomo.

La salma è stata trasferita a Pavia per gli accertamenti autoptici, mentre gli investigatori stanno raccogliendo elementi utili a ricostruire il rapporto tra i due e le circostanze che hanno preceduto la morte della donna. La giornata di oggi rappresenta quindi un passaggio giudiziario importante. Davanti al gip di Avezzano si svolgerà tra poco l’udienza di convalida del fermo di Panichi, accusato dell’omicidio della compagna. Il giudice dovrà valutare i presupposti del fermo e le eventuali misure cautelari.

 

Mentre gli investigatori lavorano per chiarire ogni aspetto della vicenda, Vergiate ha scelto di ricordare Grey con un gesto pubblico. Ieri, domenica 25 ottobre, è stato inaugurato il murale realizzato dall’artista Cristina Destri che è stato dedicato alla donna uccisa a Cuirone. La cerimonia si è trasformata in un momento di riflessione per la comunità. L’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Daniele Parrino, ha deciso di dedicare l’opera a Grey Noralba, attribuendo all’inaugurazione un significato che andasse oltre quello artistico.

Il fine settimana era già stato segnato da un momento di raccoglimento. Sabato, durante le celebrazioni per il conferimento del titolo di città a Vergiate, il sindaco aveva invitato i presenti a osservare un minuto di silenzio per la vittima. Il giorno successivo, il murale ha dato continuità a quel gesto. «Ogni donna uccisa rappresenta una sconfitta per tutti noi e una ferita che riguarda l’intera società», è il messaggio espresso dal primo cittadino nel richiamare la necessità di non restare indifferenti davanti alla violenza contro le donne.

 

La scelta è stata quella di non rinunciare all’inaugurazione, ma di trasformarla in un’occasione di memoria e impegno civile. Durante la cerimonia sono intervenute diverse donne, tra cui una vicina di casa della vittima. L’opera di Cristina Destri vuole così diventare qualcosa di più di un elemento del paesaggio urbano: un segno che richiami il nome di Grey e ricordi alla comunità quanto la violenza nelle relazioni affettive non sia mai una questione privata da ignorare.

Tags: abruzzoNews
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