Da un’ex mensa scolastica di un borgo di poche centinaia di abitanti fino a Palazzo Vecchio. Sabato 3 ottobre, all’ottava edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile di Firenze, Atipiche ha ricevuto il Premio “Prepararsi al Futuro” 2026, riservato alle giovani imprese che mettono al centro il benessere delle comunità e la sostenibilità ambientale. Il progetto è stato presentato davanti alla giuria e a un pubblico arrivato da tutta Italia. Le abbiamo sentite a distanza di qualche giorno per raccogliere le loro impressioni. «Per noi questo premio è soprattutto la conferma che la strada scelta è quella giusta», spiegano le fondatrici. «Vogliamo sperimentare nuovi modi di abitare e far vivere le aree interne, partendo dal territorio in cui abbiamo messo radici, a cavallo tra Abruzzo e Lazio.»
Tre donne e un gioco di parole
Atipiche è una cooperativa tutta al femminile, nata alla fine del 2025 tra Collalto Sabino (Rieti) e Carsoli (L’Aquila). L’hanno fondata Jusi Loreti, Megan Iacobini de Fazio ed Erika Mariani: percorsi diversi, unite dall’interesse per il cibo nei suoi risvolti culturali, sociali, ambientali e di salute. L’idea era mettere insieme competenze in alimentazione, sostenibilità e comunicazione per avviare un’impresa agroalimentare innovativa nel cuore dell’Appennino. Il nome gioca con il concetto di “cibo tipico”. «Il patrimonio gastronomico locale è una risorsa fondamentale», spiegano, «ma produrre in un piccolo paese non deve significare soltanto riproporre la tradizione». E di atipico, aggiungono, c’è anche la scelta di fare il percorso inverso rispetto a chi va in città, aprendo un’impresa in borghi segnati da decenni di spopolamento.
Crauti, kimchi e tempeh di fave
La produzione è partita nella primavera del 2026. Comprende verdure lattofermentate (crauti, kimchi, carote, barbabietole, cipolle, cavolo rapa) e tempeh artigianale ricavato da legumi del territorio come fave, fagioli e piselli. Gli ingredienti sono esclusivamente biologici, locali e di stagione. Perché proprio la fermentazione? «È una tecnica antichissima e allo stesso tempo contemporanea», rispondono. Per millenni è servita a conservare il cibo ed evitare sprechi; oggi torna attuale tra crisi climatica, filiere lunghe e costi energetici. Conta anche il crescente interesse per il microbiota intestinale, ma le fondatrici rifiutano l’etichetta del “superfood” di moda. E aggiungono un argomento semplice: «I fermentati sono buoni. Sostenibilità e salute non possono prescindere dal piacere di mangiare». Accanto alla produzione c’è la divulgazione: laboratori, visite, degustazioni, catering ed eventi, anche per insegnare a fermentare in casa. Il tutto in rete con il Comune di Collalto Sabino, la Riserva Naturale Monte Navegna e Monte Cervia, le Pro Loco, le associazioni e le aziende agricole della zona.
Dalla mensa chiusa al laboratorio
Il cuore dell’attività è l’ex mensa scolastica di Collalto Sabino, concessa dal Comune e riconvertita in laboratorio alimentare a norma e spazio di accoglienza. Un luogo che conta anche sul piano simbolico. «La chiusura delle scuole e dei servizi è uno dei segni più visibili dello spopolamento», osservano le fondatrici. «Trasformare un edificio pubblico dismesso in uno spazio di lavoro, apprendimento e convivialità dimostra che la rigenerazione può partire da azioni concrete».
Restare, senza romanticismi
Fare impresa in un’area interna resta una sfida. Popolazione ridotta, trasporti limitati e costi logistici più alti costringono Atipiche a cercare clienti anche fuori: nella Marsica, in Sabina, a Rieti e a Roma. In cambio, il territorio offre il contatto diretto con i produttori, la filiera corta e relazioni autentiche. Le fondatrici mettono però in guardia dal mito del borgo. «Contrastare lo spopolamento non significa invitare a un’idilliaca fuga dalla città», dicono, «ma costruire servizi e opportunità economiche reali per permettere alle persone di restare e lavorare». Il premio fiorentino, concludono, è una spinta in più per continuare a costruire un modello fatto di collaborazione, cura dei luoghi e valorizzazione delle risorse locali.







