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Caso canile Collelongo, Tutela Diritti Animali ETS: «Chiarire la regolarità della struttura e l’utilizzo dei fondi pubblici»

Redazione Abruzzo di Redazione Abruzzo
21 Ottobre 2026
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Collelongo. L’Associazione Tutela Diritti Animali ETS “demolisce il muro dell’intoccabilità: depositata una durissima denuncia-querela alla Procura di Avezzano e alla Corte dei Conti. Chiesto il sequestro preventivo immediato e il blocco dei pagamenti pubblici”. Hanno dichiarato i membri dell’Associazione Tutela Animali ETS.

 

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“Hanno provato a metterci il bavaglio con una diffida sfrontata, pretendendo che ASL e Regione coprissero le loro gravissime illegalità con il silenzio. Ma la nostra Associazione ha smantellato il ‘Sistema Collelongo’ e persino il tentativo di sanatoria con un emendamento ad personam“.

“Il canile privato di Collelongo – già finito al centro di inchieste shock in prima serata su Rai 3 a “Indovina chi viene a cena” e di ripetute interrogazioni parlamentari – cessa di essere solo uno scandalo sul benessere animale ed esplode come un gigantesco caso di rilevanza penale ed erariale. Un gestore ritenuto per anni “intoccabile”, protetto dall’inerzia degli organi di controllo, è oggi sotto la lente della magistratura.

 

“L’Associazione “Tutela Diritti Animali ETS”, presieduta da Gabriele Bettoschi, ha depositato un monumentale atto unificato indirizzato alla Procure di Avezzano, all’ANAC, alla Corte dei Conti, alla Direzione Generale del competente Ministero della Salute. L’obiettivo è tranciare il cordone ombelicale finanziario e operativo di una gestione totalmente abusiva.

IL CROLLO DELL’INTOCCABILITÀ: IL RETROSCENA DELL’EMENDAMENTO “AD PERSONAM”

“La controparte ha avuto la sfrontatezza di inviarci una diffida formale tramite il proprio avvocato, intimandoci di rettificare quelle che definiva falsità“, attacca Gabriele Bettoschi. “Contavano sulla storica sponda del silenzio istituzionale di ASL e Dipartimento Sanità per far passare le nostre denunce come fake news. Ma l’arroganza si è infranta contro la spietata verità dei documenti ufficiali dotati di fede pubblica“. ha proseguito l’Associazione.

 

“Un’intoccabilità che si era spinta fino ai palazzi della politica: lo scorso anno si era tentato persino di modificare la Legge Regionale sul randagismo attraverso un emendamento su misura (un vero e proprio provvedimento ad personam) finalizzato a sanare la posizione dell’abusivo gestore del canile. “Un assurdo giuridico che la nostra Associazione ha denunciato e illustrato con fermezza, determinando una successiva modifica della norma proprio in chiave restrittiva contro chi voleva aggirare la legalità“, svela il Presidente.

LE CARTE DELLO SCANDALO: UN GESTORE SENZA TITOLI E IL SILENZIO COMPLICE

Il Rapporto di Audit della stessa Regione Abruzzo parla chiaro: a carico della società COMAR FARM CASALINE SRL è stata verbalizzata una “Non Conformità GRAVE”. La società non possiede alcuna autorizzazione sanitaria a proprio nome per la gestione del canile di Collelongo e non è iscritta all’obbligatorio Albo Regionale. Eppure, incassa da anni fiumi di denaro pubblico da ben 45 Comuni abruzzesi. Com’è stato possibile? L’esposto punta il dito contro il Dipartimento Sanità della Regione Abruzzo e la ASL 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila, accusati di aver steso un velo di protezione e di aver omesso i controlli obbligatori, continuando ad avallare il trasferimento dei cani catturati verso una struttura non regolarizzata, concorrendo direttamente nel danno erariale subìto dagli enti locali”. Ha continuato ETS.

 

IL CLAMOROSO CORTOCIRCUITO DI PRATOLA PELIGNA: INFLESSILI SULLA PIPÌ, LEGGERI SUI FONDI PUBBLICI

In questo scenario emerge il paradosso politico di alcune amministrazioni locali, con il caso emblematico di Pratola Peligna salito agli onori della cronaca nazionale per la severissima ordinanza della sindaca Antonella Di Nino, che prevede multe salatissime fino a 500 euro per chi non pulisce la pipì dei cani in strada.

“Siamo davanti a un cortocircuito amministrativo totale“, punge Bettoschi. “Il Comune di Pratola Peligna si mostra inflessibile e militarizzato sul decoro urbano per le minzioni dei cani sui marciapiedi, ma si dimostra straordinariamente leggero, disattento e inerte quando si tratta di firmare convenzioni e liquidare fiumi di denaro pubblico a un gestore di canile abusivo e privo di titoli. Tutto questo è avvenuto nonostante la nostra Associazione avesse dettagliatamente segnalato l’irregolarità della struttura da oltre un anno, proprio al Sindaco e al Comandante della Polizia Locale Ora questa gestione allegra dei fondi pubblici finirà direttamente al vaglio della magistratura contabile“.

COSA SUCCEDERÀ CON IL SEQUESTRO: CANI PROTETTI, COSTI ADDEBITATI AI PRIVATI

“L’Associazione intende fare assoluta chiarezza sugli effetti della richiesta di sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p. formulata al Tribunale di Avezzano, smentendo eventuali tentativi di terrorismo psicologico: “Chi paventa il rischio che i cani vengano abbandonati o lasciati senza cibo mente sapendo di mentire. Il sequestro giudiziario prevede per legge la contestuale nomina di un Custode e Curatore Giudiziario, che potrebbe essere la stessa autorità prefettizia o un’amministrazione straordinaria. La gestione viene tolta immediatamente dalle mani della società abusiva, ma i cani rimarranno protetti, nutriti e curati nella struttura o progressivamente ricollocati in rifugi sani. La vera bomba per il privato gestore è che, sempre per legge, tutte le ingenti spese di mantenimento e cura sotto sequestro saranno addebitate direttamente a lui, senza gravare di un solo centesimo sulle tasche dei cittadini“.

L’EFFETTO DOMINO SUI 45 COMUNI: IL PRECEDENTE DI CASTELVECCHIO SUBEQUO

“Il muro di gomma è ufficialmente crollato e l’effetto domino sulle amministrazioni locali è già iniziato. Il Comune di Castelvecchio Subequo, recependo integralmente i rilievi documentali sollevati dall’Associazione sul difetto dei requisiti professionali e igienici della struttura, ha emanato una storica nota ufficiale con cui dispone l’avvio del procedimento volto all’annullamento d’ufficio in autotutela dell’affidamento del servizio alla COMAR FARM CASALINE SRL, congelando provvisoriamente ogni mandato di pagamento.

Si tratta di un precedente amministrativo vincolante e insuperabile. Tutti gli altri 44 Comuni convenzionati sono stati formalmente diffidati ad uniformarsi ad horas a tale provvedimento e a bloccare immediatamente le liquidazioni, se vogliono evitare il reato di distrazione di fondi e il concorso nel danno erariale.

L’Associazione ha concesso alle autorità un ultimatum di 15 giorni per disporre la revoca dei titoli e lo sgombero forzato della struttura, in cui grava anche la presenza di tettoie in cemento-amianto fortemente degradate e tollerate dal 2004. Passato il termine, l’offensiva legale si estenderà senza ulteriore preavviso in sede penale e contabile”.

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