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Ispra fotografa l’Italia che brucia: in Abruzzo il record di aree boscate andate in fumo

Alessandra Ciciotti di Alessandra Ciciotti
21 Ottobre 2026
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L’Aquila. Il 2026 rischia di passare alla storia come uno degli anni più bui per il patrimonio naturale italiano. I dati raccolti dall’Ispra nel periodo compreso tra il primo gennaio e il 15 settembre descrivono uno scenario desolante, in cui l’Abruzzo si attesta purtroppo come la regione del Centro Italia più devastata dalle fiamme per estensione di aree boschive. A livello nazionale, la situazione è straordinariamente critica, con valori di superficie complessiva percorsa dal fuoco che si collocano tra i più alti mai registrati nell’ultimo decennio. In meno di nove mesi, la penisola ha visto andare in fumo oltre 1.200 chilometri quadrati di territorio, un’estensione impressionante che sfiora le dimensioni dell’intero comune di Roma Capitale, a causa di ben 2.076 grandi incendi boschivi.
La mappa del disastro tracciata dall’Ispra non risparmia alcuna regione, confermando che l’emergenza ha colpito capillarmente l’intero stivale entro la metà di settembre. La Sicilia si conferma l’epicentro assoluto di questa crisi, avendo contribuito da sola al cinquantacinque per cento delle aree totali bruciate su scala nazionale. Subito dopo si posizionano Calabria e Puglia, che registrano entrambe una quota drammatica intorno al dieci per cento. Spostando lo sguardo nelle altre macro-aree del Paese, il Piemonte si rivela la regione più colpita del Nord Italia con il quattro per cento delle superfici bruciate, la stessa identica percentuale registrata dall’Abruzzo per il Centro. Se si scende nel dettaglio provinciale, la maglia nera d’Italia spetta alla provincia di Agrigento, dove il fuoco ha inghiottito ben 222 chilometri quadrati totali, devastando circa 15 chilometri quadrati di sola foresta.
Le fiamme non hanno solo cancellato ettari di territorio, ma hanno ferito a morte la straordinaria varietà degli ecosistemi italiani. Le statistiche sui diversi tipi di vegetazione colpita restituiscono la gravità del danno ambientale. I boschi di querce e i boschi misti sono stati i più vulnerabili, con 78 chilometri quadrati distrutti. La macchia alta, insieme ai boschi di leccio e sughera, ha perso 65 chilometri quadrati, mentre le foreste di conifere sempreverdi hanno visto svanire 44 chilometri quadrati di superficie verde. Il bilancio si completa con la perdita di 11 chilometri quadrati di superfici arboree non ancora classificate e di 0,26 chilometri quadrati di rari lariceti, un patrimonio botanico che impiegherà generazioni prima di poter rinascere.
La nota più dolorosa ed allarmante del report dell’Ispra riguarda proprio i luoghi che lo Stato e l’Europa dovrebbero tutelare con maggiore vigore. Più del trenta per cento della superficie totale andata a fuoco in Italia si concentra infatti all’interno di aree protette, tra parchi nazionali, riserve naturali e siti della rete Natura 2000. L’esposizione al rischio diventa ancora più evidente se si isola il dato delle sole foreste, poiché circa il quaranta per cento dei boschi percorsi dal fuoco ricadeva dentro i confini di questi santuari della biodiversità. Questo dato solleva interrogativi urgenti sui sistemi di prevenzione e sorveglianza, evidenziando come i nostri ecosistemi di più elevato valore naturalistico siano oggi drammaticamente indifesi di fronte alla minaccia degli incendi.
Tags: abruzzo
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