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Guerra nel bosco: ambientalisti e Comune si sfidano a colpi di carte bollate per i faggi di Camporotondo

Alessandra Ciciotti di Alessandra Ciciotti
14 Ottobre 2026
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Cappadocia. Tra diffide ambientaliste e scudi legali, il futuro dei boschi secolari spacca il Comune di Cappadocia. La quiete millenaria delle faggete di Camporotondo, nel cuore dei Monti Simbruini, è stata bruscamente interrotta da una durissima battaglia legale e d’opinione. Al centro della contesa c’è il progetto di utilizzazione forestale promosso dal Comune di Cappadocia, finito nel mirino delle associazioni ambientaliste che gridano al disastro ecologico. Da un lato l’Associazione Appennino Ecosistema ha eretto un muro di diffide paventando reati penali e danni irreversibili alla biodiversità; dall’altro, l’amministrazione comunale rivendica la totale trasparenza e regolarità delle autorizzazioni regionali, parlando di gestione programmata e sostenibile del territorio.
L’Antefatto è l’affondo di Appennino Ecosistema: La miccia che ha fatto esplodere il caso è stata una formale diffida ad adempiere notificata l’8 ottobre 2026 dall’Associazione Appennino Ecosistema al Comune di Cappadocia e, per conoscenza, al Servizio Foreste e Parchi della Regione Abruzzo, al Comune di Morino e ai Carabinieri Forestali dell’Aquila.
L’associazione ambientalista ha chiesto il blocco immediato di qualsiasi atto esecutivo legato al taglio della fustaia di faggio in località Camporotondo. Secondo la ricostruzione degli ecologisti, l’intervento rischierebbe di violare le stringenti normative europee sulla tutela dei siti Natura 2000. Le accuse sollevate nei giorni scorsi ipotizzavano persino il reato di falso ideologico in atto pubblico riguardo agli studi forestali presentati, paventando scenari di devastazione per la fauna e la flora di una delle aree boschive più suggestive dell’Appennino. Un attacco frontale che ha immediatamente sollevato una forte eco mediatica, gettando un’ombra sull’operato dell’ente locale.
A stretto giro è arrivata la Replica del Sindaco: “Iter inattaccabile, operiamo nella legalità”. Non si è fatta attendere la contromossa del primo cittadino di Cappadocia, l’ingegner Fabio De Angelis, che ha respinto fermamente le accuse definendole “parziali, infondate e fonte di ingiustificato allarmismo nella cittadinanza”. Il Comune ha messo sul tavolo le proprie carte legali, dichiarando di agire in forza di un titolo abilitativo solido ed esecutivo: la Determinazione n. DPD021/588 emanata il 9 settembre 2026 dal Dipartimento Agricoltura – Servizio Foreste e Parchi della Regione Abruzzo.
Secondo l’amministrazione, il progetto è il risultato di un rigoroso iter istruttorio che include: V.Inc.A. Positiva: Una Valutazione di Incidenza Ambientale esplicita che esclude impatti significativi sui siti protetti della rete Natura 2000. Il via libera del SIC: La nota formale (prot. 3897) del Comune di Morino, ente gestore della vicina Riserva Naturale “Zompo lo Schioppo”, che dichiara l’intervento perfettamente compatibile con le misure di conservazione locali.
Per rassicurare l’opinione pubblica, il sindaco ha sottolineato che i lavori non si tradurranno in un disboscamento selvaggio, ma seguiranno rigide prescrizioni di tutela ambientale sotto la costante vigilanza del Direttore dei Lavori e del Nucleo Carabinieri Forestali.
Il piano prevede vincoli tassativi a protezione della biodiversità del bosco: Divieto assoluto di abbattimento per tutti gli alberi monumentali con un diametro superiore ai 70 centimetri. Tutela totale e incondizionata delle specie vegetali protette e autoctone, in primis il tasso e l’agrifoglio. Il Comune di Cappadocia ha confermato la volontà di proseguire con le attività previste. In assenza di formali provvedimenti di sospensione da parte dei tribunali amministrativi o dell’autorità giudiziaria, l’ente considera un proprio preciso dovere dare seguito alla gestione programmata del patrimonio silvano, utile anche all’economia montana della zona.
Lo scontro resta tuttavia accesissimo. Se da una parte l’ente rivendica la validità scientifica e legale delle proprie delibere, dall’altra il mondo ambientalista promette di non fare sconti e di vigilare centimetro per centimetro su ogni faggio della Marsica. La partita per la difesa e la gestione della grande faggeta d’Europa è più aperta che mai.
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