Gioia dei Marsi. La Marsica fa quadrato e affida ai Consigli comunali un messaggio politico chiaro: le aree interne non possono essere condannate a contare sempre meno nelle istituzioni regionali. A Tagliacozzo e Gioia dei Marsi le assemblee civiche hanno approvato all’unanimità mozioni che mettono al centro la difesa della rappresentanza territoriale, esprimendo contrarietà all’ipotesi di introdurre un collegio unico regionale per l’elezione del Consiglio regionale d’Abruzzo.
Due iniziative distinte, ma unite dalla stessa preoccupazione: evitare che il peso demografico delle città più grandi e delle aree costiere finisca per schiacciare ulteriormente la voce dei territori montani e dei Comuni dell’entroterra. Una questione che, per Tagliacozzo e Gioia dei Marsi, non riguarda soltanto le modalità di voto, ma il futuro stesso delle comunità che vivono nelle zone più fragili della regione.
Nel Consiglio comunale di Tagliacozzo, riunito il 6 ottobre, la mozione è stata approvata all’unanimità. L’obiettivo dichiarato è salvaguardare una rappresentanza politica capace di portare nelle istituzioni regionali le esigenze della Marsica e delle aree interne. Sanità, trasporti, scuole, servizi pubblici e contrasto allo spopolamento sono infatti temi che, secondo l’amministrazione, necessitano di una presenza territoriale forte e non possono essere affrontati esclusivamente sulla base dei numeri della popolazione.
Una posizione che trova un ulteriore punto di forza a Gioia dei Marsi, dove il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità una mozione più ampia, che oltre a contestare il collegio unico regionale affronta anche il tema dell’autonomia della Marsica nella gestione dei rifiuti e della riforma delle Province.
Il documento impegna il sindaco Gianluca Alfonsi a trasmettere la deliberazione ai parlamentari abruzzesi e ai consiglieri regionali, chiedendo il sostegno a iniziative capaci di tutelare i territori montani e i Comuni meno popolosi. Alfonsi ha sottolineato come la Marsica non possa essere privata della propria voce e della possibilità di incidere sulle decisioni che riguardano il suo futuro. E ha ricordato, con una precisazione di carattere politico, che sul collegio unico l’amministrazione ha recepito una mozione presentata dal gruppo di opposizione.
La questione della rappresentanza si intreccia così con quella dell’autonomia territoriale. A Gioia dei Marsi la mozione chiede anche il ripristino degli ambiti subprovinciali nella gestione del ciclo dei rifiuti, richiamando gli investimenti realizzati dai Comuni marsicani e i risultati ottenuti sul fronte della raccolta differenziata. L’obiettivo è preservare un sistema considerato dal documento efficiente e capace di garantire benefici concreti ai cittadini, evitando che una riorganizzazione su scala provinciale finisca per cancellare esperienze costruite negli anni sul territorio.
Il Consiglio comunale gioiese ha inoltre inserito nella propria presa di posizione la richiesta di una revisione della legge Delrio e del ritorno all’elezione diretta del presidente e dei consiglieri provinciali. Un altro tema che viene ricondotto alla necessità di restituire ai cittadini e ai territori una maggiore capacità di incidere sulle istituzioni.
Da Tagliacozzo a Gioia dei Marsi emerge dunque una linea comune: la rappresentanza delle aree interne non può essere misurata soltanto attraverso la consistenza numerica degli abitanti. In una regione caratterizzata da montagne, piccoli Comuni, borghi e territori alle prese con spopolamento e carenza di servizi, il rischio denunciato è che un sistema elettorale fondato su un unico grande collegio finisca per rendere ancora più difficile l’elezione di rappresentanti espressione delle comunità più periferiche.
Il voto unanime dei due Consigli comunali assume quindi un valore che va oltre le singole amministrazioni. Maggioranza e opposizione, a Tagliacozzo e Gioia dei Marsi, convergono sulla necessità di difendere il peso politico della Marsica e di mantenere alta l’attenzione sulle esigenze delle aree interne.
Il messaggio rivolto alla Regione è netto: la Marsica non chiede privilegi, ma una rappresentanza adeguata alla propria identità, alle proprie difficoltà e alle proprie potenzialità. Perché se il numero degli abitanti può determinare il peso elettorale, non può diventare il criterio attraverso cui decidere quali territori meritino più attenzione e quali, invece, possano essere lasciati ai margini.




