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Colpo milionario alla Lilli Petroli: trafugati capolavori di Manzù e Picasso: ecco le opere rubate (Foto)

Redazione Cronaca di Redazione Cronaca
29 Luglio 2026
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Oricola. Un’operazione pianificata nei minimi particolari, eseguita con mezzi pesanti e una logistica degna di un commando specializzato. È il clamoroso furto avvenuto nello stabilimento e nella sede amministrativa della Lilli Petroli di Oricola, dove una banda composta, secondo le prime ricostruzioni, da circa dieci persone ha portato via alcune tra le più importanti opere d’arte custodite dall’azienda, tutte pezzi unici di straordinario valore.

Le indagini sono affidate ai carabinieri della Compagnia competente, affiancati dagli specialisti del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC), intervenuti sul posto per eseguire i rilievi e coordinare gli accertamenti sulle opere trafugate.

Un piano studiato nei dettagli

I malviventi avrebbero iniziato ad agire intorno alle 22, proseguendo indisturbati fino alle prime luci dell’alba. L’accesso sarebbe avvenuto dal retro del complesso industriale. Una volta all’interno, la banda si sarebbe impossessata di un potente camion Mercedes della Lilli Petroli, utilizzandolo per abbattere il grande cancello d’uscita.

Per vincere la resistenza della struttura, dotata di chiusura a pistoni e dal peso di diverse tonnellate, sarebbe stato impiegato anche un massiccio cavo d’acciaio, con il quale il cancello è stato agganciato e trascinato fino a liberare completamente il passaggio. Un’operazione che avrebbe richiesto esperienza, mezzi adeguati e una perfetta organizzazione.

Trafugati capolavori unici

Completata la breccia, i ladri hanno caricato le opere d’arte su un furgone presente all’interno dell’azienda, utilizzato poi per la fuga.

Tra i pezzi più preziosi sottratti figura la celebre “Ballerina” di Giacomo Manzù, una monumentale scultura in bronzo, pezzo unico, dal peso di circa dieci quintali. La sola movimentazione dell’opera avrebbe richiesto numerose persone e specifiche attrezzature per il sollevamento.

Nell’elenco delle opere rubate compaiono anche la “Testa di Inge”, il “Papa”, entrambe di Manzù, oltre ad alcuni bassorilievi attribuiti a Pablo Picasso. Si tratta di opere facilmente riconoscibili, circostanza che induce gli investigatori a ritenere improbabile una loro vendita sul mercato italiano. L’ipotesi è che possano essere destinate ai circuiti clandestini del traffico internazionale di opere d’arte.

Indagini a tutto campo e lo sconcerto dell’imprenditore

Per tutta la giornata gli specialisti del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale hanno effettuato rilievi scientifici, repertando impronte e ogni elemento utile alle indagini. Al vaglio anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza, dalle quali gli investigatori sperano di ricostruire gli spostamenti della banda e individuare la direzione presa dopo il colpo, verificando se i mezzi abbiano imboccato l’autostrada verso Roma oppure verso la costa adriatica.

Profondamente colpito dall’accaduto il patron della Lilli Petroli, Mauro Lilli, storico imprenditore abruzzese del settore energetico.

«Sono riusciti ad abbattere un cancello di diverse tonnellate con chiusura a pistoni: una cosa davvero incredibile», ha dichiarato. «In passato avevano già tentato di entrare e di portare via le opere, ma non erano mai riusciti a uscire proprio perché quel cancello era invalicabile. Questa volta, invece, sono riusciti a demolirlo e a completare il furto».

La complessità dell’azione, la durata dell’assalto e la scelta delle opere da trafugare rafforzano l’ipotesi investigativa che dietro il colpo vi sia un’organizzazione criminale altamente specializzata nel furto e nel commercio illecito di beni artistici di eccezionale valore.

 

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Tags: abruzzoNews
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