L’Aquila. Il tragico evento della morte di una giovane finanziera presso la Scuola ispettori e sovrintendenti della Guardia di Finanza de L’Aquila pone al centro dell’attenzione pubblica interrogativi profondi sul benessere del personale in divisa e sul modello formativo attualmente in vigore.
Secondo studi indipendenti, la media dei suicidi tra gli appartenenti alle Forze armate e alle Forze di polizia risulta superiore di oltre il 50 per cento rispetto a quella registrata tra la popolazione civile. Una cifra allarmante che evidenzia un sommerso di sofferenze, disturbi e malesseri quotidiani di cui lo Stato ha il dovere di farsi carico, superando la propaganda politica per tradursi in un sostegno concreto nelle situazioni di maggiore fragilità.
La vicenda dell’istituto aquilano ha sollevato accesi confronti. Pur respingendo la definizione di “scuola degli orrori” e riconoscendo il lavoro svolto ogni giorno da professionisti seri all’interno della caserma, non si possono ignorare le segnalazioni presentate nel tempo. La senatrice Ilaria Cucchi ha sollecitato più volte il Governo con richieste di chiarimento su episodi di estrema gravità, senza tuttavia ottenere risposta.
Parallelamente, si contestano i richiami al silenzio arrivati da alcuni esponenti politici locali. In particolare, vengono respinte le posizioni del sindaco Biondi — ritenendo insufficiente una visita ispettiva, specie se concordata in anticipo — e le accuse di “sciacallaggio” avanzate dal senatore Guido Liris. A Liris viene chiesto di chiarire se si sia mai interessato alle vicende denunciate dalla senatrice Cucchi e se abbia preteso risposte dal Governo, sostenendo che la cittadinanza aquilana debba pretendere trasparenza anziché silenzio.
La riflessione sollevata va oltre il singolo episodio e investe l’intero sistema formativo della Guardia di Finanza. Ci si interroga sul senso di mantenere un addestramento basato su marce e su una disciplina talvolta percepita come disumanizzante, anziché strutturare una formazione orientata alle sfide moderne.
L’obiettivo auspicato è quello di formare un investigatore ed esperto di finanza — capace di analizzare bilanci, condurre attività di intelligence e contrastare evasione fiscale, riciclaggio e patrimoni illeciti — piuttosto che una figura votata all’obbedienza cieca o penalizzata da modelli d’addestramento superati che generano frustrazione e angoscia. Contestualmente, viene evidenziata la necessità di fornire agli operatori adeguati strumenti pratici e giuridici, criticando le recenti limitazioni alle attività ispettive (come quelle sulle intercettazioni) e le modifiche normative qual è l’abolizione del reato di abuso d’ufficio.
Per affrontare compiutamente queste tematiche e ripensare la formazione delle forze militari e di polizia, è stata annunciata l’intenzione di promuovere un dibattito pubblico nel mese di settembre, affinché la politica torni a occuparsi seriamente e responsabilmente del settore.




