Borgorose. Birra del Borgo non è già chiusa: è dentro una procedura che può portare alla cessazione dello stabilimento e alla perdita di tutti i posti di lavoro. È una differenza importante, perché significa che esiste ancora uno spazio — stretto, ma reale — per chiedere alla proprietà e alle istituzioni di intervenire.
Il 30 giugno AB InBev ha avviato la procedura di licenziamento collettivo. La comunicazione aziendale individua 21 esuberi tra i dipendenti a tempo indeterminato e prevede la soppressione di tutte le posizioni. La FLAI-CGIL parla però di 27 lavoratrici e lavoratori complessivamente coinvolti: ventisette persone e ventisette famiglie che oggi non sanno quale sarà il proprio futuro.
Due giorni di mobilitazione
Giovedì ci sono state quattro ore di sciopero, dalle 8 alle 12, con presidio davanti alla Prefettura di Rieti. Venerdì, invece, lo sciopero ha riguardato l’intera giornata con il presidio davanti alla sede di Unindustria Roma.
La domanda che resta aperta
I lavoratori non negano l’esistenza delle perdite. Chiedono però che si guardi anche alle scelte industriali compiute dal gruppo. Nel 2022 Birra del Borgo ha perso circa 40 posti di lavoro e sono state eliminate funzioni commerciali, amministrative e di gestione del personale. Il birrificio è stato progressivamente ridotto a sito produttivo, senza una rete commerciale autonoma capace di sostenere il marchio.
È quindi legittimo domandarsi se la crisi sia stata soltanto subita oppure anche aggravata da decisioni che hanno privato l’azienda degli strumenti necessari per vendere, promuoversi e crescere. Quando si tolgono a un marchio la sua voce e la sua struttura commerciale, il calo dei volumi non può essere raccontato soltanto come un fatto esterno.
Un possibile acquirente, ma servono fatti
Nell’ultimo confronto l’azienda ha prospettato la presenza di un possibile acquirente, fornendo però — secondo la FLAI-CGIL — informazioni ancora sommarie e generiche. Se esiste davvero un interesse industriale, la richiesta dei lavoratori è semplice: sospendere la procedura, attivare gli ammortizzatori sociali e concedere il tempo necessario per verificare una soluzione che mantenga produzione e occupazione sul territorio.
Una vertenza che riguarda anche la Marsica
Lo stabilimento di Borgorose vive da sempre in un’area di confine. Una parte dei lavoratori proviene dalla Marsica e il marchio ha legami storici, economici e culturali con l’Abruzzo. La perdita del birrificio non sarebbe quindi un problema soltanto reatino: significherebbe indebolire un’altra volta un territorio interno già segnato dalla riduzione delle attività industriali e dalla fuga di competenze.
Prima di chiudere un impianto, disperdere professionalità costruite in oltre vent’anni e cancellare un pezzo della storia birraria italiana, AB InBev deve rispondere a una domanda: è stato fatto davvero tutto il possibile per salvare Birra del Borgo?
Che cosa chiedono i lavoratori
| • sospensione o ritiro della procedura di licenziamento; • attivazione degli ammortizzatori sociali; • informazioni verificabili sull’eventuale acquirente; • coinvolgimento formale di Regione Lazio e istituzioni territoriali. |
Cronologia essenziale
| 5 giugno | avvio dell’informativa sindacale preventiva sulla cessazione |
| 30 giugno | apertura della procedura di licenziamento collettivo |
| 1 luglio | stato di agitazione e blocco di straordinari e flessibilità |
| 16 luglio | 4 ore di sciopero e presidio davanti alla Prefettura di Rieti |
| 17 luglio | 8 ore di sciopero, presidio a Roma e nuovo incontro con l’azienda |




