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Sorelle scomparse e ritrovate, mamma, compagno e nonno tra due carceri: “Scelta obbligata”

Alessandra Ciciotti di Alessandra Ciciotti
22 Giugno 2026
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Sulmona. La scelta delle strutture penitenziarie in cui sono stati trasferiti due dei tre arrestati per il presunto sequestro delle due sorelline ha suscitato domande e curiosità.

A chiarire la dinamica è il segretario nazionale del CNPP-Spp, Mauro Nardella, che interviene per spiegare le ragioni della diversa destinazione dei soggetti coinvolti: due nel carcere di Sulmona e uno in quello di Teramo.

Secondo quanto spiegato, si tratta di una procedura ordinaria: è infatti il pubblico ministero incaricato delle indagini a disporre l’accompagnamento dei fermati nella casa circondariale più vicina alla propria giurisdizione. Una prassi che, sottolinea Nardella, si applica anche in casi di particolare rilevanza mediatica o gravità del reato contestato. Non si tratta dunque di una decisione eccezionale, ma di un meccanismo previsto dall’organizzazione giudiziaria e penitenziaria.

La permanenza negli istituti individuati in questa fase iniziale sarebbe comunque temporanea. Entro i termini previsti per la convalida dell’arresto e l’interrogatorio, i detenuti possono essere successivamente trasferiti in strutture più idonee alla loro posizione giuridica e al regime detentivo applicato. Sulmona, in particolare, è un istituto che ospita prevalentemente detenuti in regime di alta sicurezza, inclusi soggetti legati a contesti di criminalità organizzata e, in alcuni casi, provenienti dal circuito del 41-bis dopo declassificazione.

All’interno della struttura è inoltre presente una sezione riservata ai collaboratori di giustizia e un reparto dedicato all’accoglienza temporanea di arrestati a disposizione dell’autorità giudiziaria.

La gestione di questi ingressi straordinari, spiega ancora Nardella, comporta inevitabili criticità. Tra queste, il sovraffollamento e la carenza di organico della Polizia Penitenziaria, elementi che rendono più complessa l’attività di controllo e vigilanza. In alcuni casi viene attivata anche la sorveglianza a vista, misura che, tuttavia, richiede ulteriori risorse umane non sempre disponibili.

La diversa destinazione della terza arrestata, trasferita a Teramo, sarebbe invece legata alla semplice assenza, presso il carcere di Sulmona, di una sezione femminile. Una condizione strutturale che rende necessario l’invio delle donne detenute in altri istituti attrezzati.

Tra le ipotesi di miglioramento del sistema, viene indicata la possibilità di indirizzare gli arrestati direttamente verso strutture specializzate già nelle prime fasi della custodia cautelare, oppure – sul piano normativo – di rivedere le procedure che regolano il trasferimento immediato in carcere, valorizzando l’uso delle camere di sicurezza delle forze dell’ordine dopo l’arresto.

Nonostante le difficoltà, conclude Nardella, il personale della Polizia Penitenziaria continua a garantire la gestione dei detenuti “con professionalità e senso del dovere”, ma il sistema, nel suo complesso, richiederebbe interventi strutturali per affrontare in modo stabile le criticità ormai note.

“In molti, avendolo appreso dalla stampa, mi chiedono il motivo per cui due dei tre arrestati, autori del presunto sequestro delle due sorelline, sono stati condotti in carcere a Sulmona e l’altra invece a Teramo”. Ha detto Nardella.
“D’altronde, come in tutti i fatti di cronaca che fanno parlare  molto di sé i media locali, nazionali e, avvolte, internazionali, l’attenzione calamitata sul carcere dove i rei vengono normalmente condotti diventa quasi una logica conseguenza.
È accaduto qualche settimana fa a Vasto in occasione dell’omicidio Sciorelli ed è successo ieri a seguito proprio dell’arresto dei tre presunti esecutori del sequestro delle due sorelline. Premetto che la prassi utilizzata è quella giusta.
Il Procuratore incaricato delle indagini spesso dispone, come da consuetudine e così come previsto dalle norme vigenti, l’accompagnamento nel carcere più vicino alla sua giurisdizione”
“Questo può accadere”, ha continuato Nardella, “proprio come è avvenuto a Vasto e a Sulmona, anche nel caso in cui il carcere utilizzato per ospitare gli arrestati non ha “normalmente” competenza nell’allocare persone macchiatesi di determinati reati come quelli che avrebbero posto in essere i soggetti posti al centro di questa scena.
Di solito la loro permanenza è temporanea. Oltrepassate il tempo delle 90 ore previste, entro il quale si dovrà svolgere l’interrogatorio, il destinatario di una eventuale convalida della custodia cautelare in carcere viene trasferito in una struttura più consona ai fabbisogni sia degli arrestati che del personale che lo dovrà gestire.
Com’è noto Sulmona ospita tutti detenuti sottoposti al regime dell’alta Sicurezza.
All’interno dell’istituto, infatti, vengono ristretti persone dedite al consociativismo mafioso, alcuni dei quali, in quanto declassificati, provenienti dal regime del 41bis.
In una sezione a parte vi sono collaboratori di giustizia.
Un piccolo reparto è messo a disposizione della Procura proprio per ospitare temporaneamente soggetti arrestati e messi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria competente per territorio.
La vigilanza in quest’ultimo caso è potenziata proprio per evitare possibili quanto non opportune commistioni.
La donna portata a Teramo altro non è che la logica conseguenza del fatto che a Sulmona un reparto femminile non esiste.
Diventa gioco forza quindi tradurre altrove arrestati che non siano di sesso maschile.
Quello che va detto è che, al netto di un possibile quanto inevitabile peggioramento del sovraffollamento, già di per sé gravoso, i problemi che si creano in un carcere che non ha, come nel caso dell’istituto sulmonese, una sezione all’uopo destinata a ospitare tipologie di ristretti diversi da quelli che normalmente vengono a esso normalmente assoggettati, non sono pochi.
Il potenziamento della vigilanza, inevitabile in questi casi, specie se seguita dall’istituzione della sorveglianza a vista, cozza contro quella che da anni rappresenta una piaga per gli istituti di pena italiani in generale e quello di Sulmona in particolare. Stiamo parlando della carenza d’organico.
Una possibile soluzione potrebbe essere rappresentata o dall’invio del soggetto arrestato direttamente in una struttura specializzata ad averlo in carico o, ma qui si tratterebbe di mettere mano a nuove leggi, pensare di condurli in carcere solo dopo l’avvenuto interrogatorio, magari utilizzando le camere di sicurezza insistenti nei vari comandi delle forze dell’ordine che hanno arrestato l’autore del reato.
Comunque sia, fino a quando questo non accadrà, il personale di Polizia Penitenziaria sarà sempre in grado di gestire al meglio il compito assegnato”.

Tags: abruzzo
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