Avezzano. La tornata elettorale di domenica e lunedì, lascia sul campo una scia di numeri e percentuali che aprono a una profonda analisi politica. Sono stati 24.029, pari al 70,38%, i votanti di Avezzano che hanno scelto il nuovo sindaco di Avezzano. I candidati sindaco hanno ottenuto 23.508 voti, mentre le liste 22.768. Ci sono state 422 schede nulle e 99 bianche. Nelle 43 sezioni comunali si è lavorato senza sosta fino all’alba per poter scrutinare tutte le schede e consegnare i risultati alla città. Ad avere la meglio è stata la coalizione di Gianni Di Pangrazio con 14.419 voti pari al 61,34%, seguita dalla compagine di centrodestra con Alessio Cesareo 4.744 voti (20.18%), la squadra del centrosinistra di Roberto Verdecchia 2.299 voti (9,78%), Loreta Ruscio con 1.553 voti (6,61%) e a chiudere Gianluca Ranieri con 493 (2,1%).
Oltre ai dati definitivi dei candidati alla carica di primo cittadino e delle singole liste, a pesare in modo determinante sugli equilibri complessivi dei seggi sembra essere stato il fenomeno del voto disgiunto, una scelta che ha modificato in corsa i rapporti di forza iniziali.
I dati emersi dallo scrutinio indicano chiaramente come diverse centinaia di elettori abbiano deciso di avvalersi della facoltà prevista dalla legge elettorale, esprimendo la propria preferenza per un determinato candidato sindaco e contemporaneamente per una lista legata a una coalizione avversaria. Questo meccanismo ha generato una discrepanza evidente tra il consenso raccolto dalle coalizioni a supporto dei leader e i voti ottenuti personalmente dagli aspiranti alla guida della città, spostando pacchetti di voti da uno schieramento all’altro.
L’analisi complessiva del voto suggerisce che lo strumento non sia stato utilizzato solo come espressione di una libertà di scelta puramente ideale. In molti casi, il voto disgiunto si sarebbe trasformato in una vera e propria strategia di calcolo per controllare le preferenze dei singoli candidati consiglieri e dirottare la forza elettorale verso aspiranti primi cittadini diversi da quelli formalmente coalizzati. Una dinamica che ha finito per penalizzare alcune coalizioni a vantaggio di altre, ridisegnando la geografia del consenso emersa dalle urne al termine della due giorni di votazioni.




