Avezzano. Un attacco digitale coordinato, studiato nei dettagli e arrivato nel momento più delicato della campagna elettorale. Nel tardo pomeriggio, intorno alle 18, sono finiti nel mirino hacker e sistemi automatizzati che hanno colpito il sito internet personale del sindaco uscente di Avezzano, Gianni Di Pangrazio, insieme ai profili Facebook del primo cittadino, del candidato della coalizione Luca Casciere e di un giornalista dello staff. Ma sarebbero anche altri i profili di candidati nella coalizione bloccati. La notizia è rimbalzata su social diventando virale nella serata.
Per alcune ore il portale “dipangraziosindaco.it” è risultato irraggiungibile. Il sito è andato completamente in down, costringendo all’intervento urgente dei tecnici informatici che hanno poi lavorato al ripristino e alla riattivazione della piattaforma.
Parallelamente sono stati colpiti anche gli account social. In particolare, il profilo personale “Giovanni Di Pangrazio” sarebbe stato segnalato “in massa” come “profilo falso”, mentre quello di Luca Casciere sarebbe stato preso di mira attraverso accuse legate a presunti contenuti violenti. Una doppia strategia che, secondo quanto emerso, avrebbe sfruttato sistemi automatizzati di segnalazione capaci di inviare contemporaneamente centinaia o migliaia di report alle piattaforme social.
Dietro questi meccanismi ci sono di solito i cosiddetti “bot”, account automatici o reti di profili coordinati che vengono utilizzati per alterare il funzionamento dei social network, amplificare contenuti oppure colpire determinati utenti attraverso segnalazioni massive. Diverse analisi e studi sul fenomeno spiegano come queste reti vengano spesso impiegate anche nelle campagne di disinformazione politica o negli attacchi reputazionali online. Dalla coalizione bocche cucite e non si fanno ipotesi riguardo a eventuali azioni legate alla lotta elettorale.
Secondo gli esperti di cybersicurezza, esistono vere e proprie reti di account falsi acquistabili online, capaci di simulare attività coordinate contro pagine pubbliche, politici, aziende o giornalisti. In alcuni casi vengono utilizzati server distribuiti e software automatici che fanno apparire le segnalazioni come provenienti da utenti differenti, aumentando così la probabilità che gli algoritmi delle piattaforme intervengano bloccando temporaneamente gli account.
Facebook e le principali piattaforme social prevedono infatti sospensioni automatiche quando un profilo riceve un numero elevato di segnalazioni per violazioni considerate sensibili, come identità false, violenza, spam o contenuti ritenuti non conformi.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più delicati della vicenda: la possibilità che un sistema automatizzato possa paralizzare per giorni o settimane la presenza online di un candidato politico nel pieno della corsa elettorale. Secondo quanto riferito, la riattivazione dei profili potrebbe richiedere anche diverse settimane e, in alcuni casi, circa un mese.
La vicenda rischia ora di trasformarsi in un caso politico e giudiziario e nelle prossime ore potrebbe essere presentata una denuncia, necessaria spesso per ottenere la riattivazione dei profili. Non si esclude infatti che possano essere avviati approfondimenti tecnici per cercare di risalire all’origine delle segnalazioni e ai server utilizzati per l’attacco. Sullo sfondo resta il tema sempre più attuale delle campagne digitali coordinate, dei profili fake e dell’uso dei social come terreno di scontro politico, spesso combattuto non più soltanto con idee e consenso, ma anche attraverso algoritmi, reti automatizzate e cyber-attacchi.



