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Dalle lettere scritte a mano ai server globali, come sta cambiando la conservazione della nostra memoria storica

Franco Santini di Franco Santini
27 Aprile 2026
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La storia, semplificando un po’, può essere considerata come la somma, o successione cronologica degli eventi passati. Più precisamente diciamo che è l’interpretazione degli eventi passati e del modo in cui questi si inseriscano in un ordine di senso fatto di cause e conseguenze.

Questo è più o meno ciò che impariamo studiando a scuola e leggendo libri di storia, ed è sicuramente corretto. Quello che non vediamo, invece, è come si giunga ai fatti passati; di questi restano spesso tracce materiali, documenti ufficiali, come una dichiarazione di guerra, la stipula di un certo trattato, tuttavia non tutti gli eventi lasciano una traccia univoca sotto questa forma: alcuni fatti sono più lontani nel tempo, per cui potrebbero essersi perse le fonti primarie di informazioni, altri ancora, potrebbero semplicemente non essere stati registrati in documenti ufficiali. Il triste esempio è quello dei crimini di guerra, che purtroppo riguarda anche uno dei momenti più bui del nostro Paese, gli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale.

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La vita quotidiana e le fonti culturali

Oltre alla storia dei grandi fatti, c’è anche la storia della cultura, quella che è la risultante di un’infinità di storie individuali e attraverso la quale è possibile ricostruire le strutture materiali e ideologiche di un determinato periodo. Anche in questo caso, ovviamente, le fonti che possiamo utilizzare sono documenti scritti che hanno resistito al tempo, e che custodiscono testimonianze private: dallo scambio di lettere tra commercianti, a documenti giuridici riguardanti controversie individuali, atti notarli, fino a liste della spesa, lettere d’amore e persino scritte sui muri.

Dalla memoria fisica a quella immateriale

Tutto questo oggi è diventato immateriale, vale a dire non lascia traccia su supporti fisici, ma viaggia sotto forma di byte tra server. Pensiamo ai messaggi scambiati su Whatsapp, alle mail, ai documenti visivi (foto e video) che inondando i Social. Come faranno tutte queste testimonianze a trasformarsi in documenti della storia, in sostanza come faranno a conservarsi nel tempo, chi ne terrà traccia? Si tratta di un tema estremamente importante per gli storici contemporanei e che costituirà terreno di dibattito per quelli e venire.

La sicurezza informatica: come proteggere la privacy

L’accessibilità ai documenti privati della vita quotidiana riguarda oggi anche un altro tema, quello della sicurezza informatica. La corrispondenza cartacea di un tempo, infatti, poteva contare su sistemi di sicurezza molto semplici, ma piuttosto efficaci per l’epoca: si pensi al sigillo con cui venivano appunto sigillate le lettere, per assicurarsi che il contenuto raggiungesse soltanto il destinatario del messaggio.

Così come un tempo erano necessari accorgimenti per mantenere la segretezza del contenuto di una lettera, o addirittura dell’identità del mittente, allo stesso modo lo è oggi, visto che affidiamo alla posta elettronica documenti riservati contenenti dati personali molto importanti, come coordinate bancarie, dati anagrafici e molto altro.

Posta elettronica crittografata, uno degli strumenti più potenti

Proprio per questo motivo la posta elettronica è uno dei territori di caccia preferiti dagli hacker, che attraverso programmi come malware, spyware e finte mail possono entrare in possesso di queste informazioni personali, per poi in seguito mettere in atto una serie di illeciti da cui trarre profitto, ovviamente a danno nostro.

Il mondo dell’informatica non è stato a guardare ed ha risposto con tutti i mezzi a propria disposizione, creando programmi e strumenti che in qualche modo riproducono a livello digitale i vecchi ed efficaci sistemi di sicurezza della corrispondenza cartacea. Uno dei più importanti è la posta elettronica cifrata, che utilizza il metodo della “crittografia end-to-end”, per cui il messaggio del mittente viene cifrato e soltanto il destinatario possiede la chiave per decifrarlo, ma questo è soltanto uno dei tanti strumenti che possiamo utilizzare per proteggere la privacy, oggi messa a dura prova dalla velocità e dal mezzo immateriale su cui viaggiano i nostri dati.

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