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Citra e il tempo del Montepulciano

A Vinitaly la verticale guidata da Riccardo Cotarella mostra come le annate definiscano identità e profondità del rosso abruzzese

Redazione Abruzzo di Redazione Abruzzo
15 Aprile 2026
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Nel contesto dinamico e spesso dispersivo del Vinitaly, dove la comunicazione tende talvolta a prevalere sulla sostanza, la degustazione organizzata allo stand Citra nel padiglione Abruzzo si distingue per un’impostazione chiara: riportare l’attenzione sul vino come prodotto tecnico e culturale, più che come oggetto narrativo.

Sandro Spella introduce l’incontro con un riferimento sintetico ma significativo al percorso recente della cooperativa. Dopo una fase di rinnovamento dell’immagine e del posizionamento, sostenuta da un rebranding efficace e riconosciuto, emerge l’esigenza di consolidare la credibilità attraverso il contenuto enologico.

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In questo quadro si inserisce l’intervento di Riccardo Cotarella, consulente di Citra da otto anni, che affronta uno dei nodi storici del sistema cooperativo: la percezione di una presunta inferiorità qualitativa rispetto alle realtà private.

«Oggi le cantine sociali sono degli elefanti che camminano sulle perle senza romperle».

L’immagine, efficace sul piano comunicativo, introduce un concetto centrale: la dimensione produttiva non rappresenta più un limite, ma una potenziale risorsa. «Quando parliamo di qualità, il merito è secondario rispetto alla possibilità di selezionare». La selezione, dunque, diventa il vero discrimine qualitativo, resa possibile proprio dall’ampiezza della base produttiva. In questo senso, le pratiche di selezione – fino al livello dell’acino – assumono un valore non solo tecnico, ma strutturale nel modello cooperativo.

La degustazione si configura come una lettura verticale del Montepulciano d’Abruzzo, con l’obiettivo di evidenziare la relazione tra andamento climatico e risultato enologico.

La linea Caroso apre con il 2021, che esprime un profilo aromatico definito e leggibile: prevalgono note di ciliegia e componenti erbacee fresche. Il vino si presenta equilibrato, con una struttura accessibile che riflette una tendenza contemporanea verso maggiore immediatezza senza perdita di identità varietale.

Il 2018, annata caratterizzata da elevata piovosità e pressione fitosanitaria, restituisce un vino più sottile, meno espansivo sul piano aromatico. L’equilibrio si costruisce attraverso una gestione attenta della materia prima, con tannini levigati e una struttura meno marcata ma coerente.

Il 2017 evidenzia gli effetti di condizioni climatiche estreme, tra siccità e gelate primaverili. Il profilo è più chiuso, con note evolutive precoci che richiamano frutta secca e cuoio. La ridotta freschezza incide sulla dinamica gustativa, rendendo il vino meno immediato.

Il 2015 rappresenta un caso interessante di evoluzione positiva. Nonostante le condizioni calde, il vino mantiene una buona freschezza e una tenuta strutturale che ne conferma il potenziale di invecchiamento. «Non sono vini eleganti nella finezza, ma nella loro grandezza», osserva Cotarella, suggerendo una lettura del Montepulciano basata più sulla profondità che sulla precisione stilistica.

Un elemento trasversale emerge con chiarezza: l’elevata sensibilità del vitigno alle variazioni stagionali. «Il Montepulciano è molto influenzato dalla stagione», viene sottolineato, indicando come anche variazioni contenute possano determinare differenze significative nel profilo finale.

La seconda parte della degustazione introduce la linea Laus Vitae, caratterizzata da una selezione territoriale più ampia.

Il 2012 presenta uno stato evolutivo avanzato ma equilibrato, con una struttura ancora reattiva e una buona persistenza gustativa. Il 2014, annata fredda e complessa, si distingue per una minore concentrazione ma per una finezza che emerge nel tempo, confermando la capacità del vitigno di adattarsi a condizioni meno favorevoli.

Il 2021, proposto in chiusura, riporta l’attenzione su un profilo più contemporaneo, caratterizzato da pulizia aromatica e leggibilità, elementi sempre più rilevanti nel rapporto con il mercato.

«Quando assaggiamo un vino dobbiamo sentire prima il territorio e poi l’uva», afferma Cotarella, sintetizzando un principio chiave dell’analisi sensoriale territoriale.

La degustazione suggerisce che, nel contesto cooperativo, la diversità delle parcelle e delle condizioni pedoclimatiche non comporti necessariamente una perdita di identità, ma possa contribuire a una rappresentazione più articolata del territorio.

Il Montepulciano, in questo quadro, emerge come vitigno fortemente contestuale: al di fuori del proprio ambiente tende a perdere riconoscibilità, mentre all’interno del sistema territoriale mantiene una coerenza espressiva pur variando sensibilmente tra le annate.

L’esperienza proposta da Citra non si configura quindi come dimostrazione di un modello teorico, ma come osservazione concreta di un sistema produttivo in evoluzione, in cui scala, selezione e interpretazione delle annate si intrecciano nella costruzione della qualità.

Tags: Vinitaly 2026
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