Nessuna irrigazione artificiale, raccolta manuale, fermentazione spontanea e un monitoraggio costante che arriva dal cielo grazie ai droni. La Cantina Sociale Valpeligna di Pratola Peligna si è presa la scena al Vinitaly di Verona come modello di “buona pratica” in viticoltura, presentando un sistema che unisce l’ancestralità del lavoro agricolo alla tecnologia più avanzata della tracciabilità certificata in Blockchain.
Un patto di trasparenza con il consumatore
Al centro del convegno “Terroir e digital assurance”, promosso da Viticoltori del Mediterraneo e Rina Agrifood srl, è stato illustrato come i quattro ettari di vigne situati nell’area del Morrone e ai piedi della Maiella siano oggi “cristallizzati” in un registro digitale immutabile. Attraverso un semplice QR-code in etichetta, l’utente può accedere a informazioni validate da enti terzi: data di raccolta, condizioni di trasporto, modalità di vinificazione e geolocalizzazione dei filari.
“Vogliamo che il consumatore finale possa avere la certezza di versare nel bicchiere il nostro territorio, la sua natura, la sua bellezza, la sua storia millenaria”, ha spiegato il presidente della Cantina Valpeligna, Enio Cianfaglione. “Abbiamo aderito a questa iniziativa per valorizzare il significato di cui il nostro vino si fa portatore”.
Sostenibilità e rispetto della stagionalità
La scelta di abolire l’irrigazione non è solo una tutela della risorsa idrica, ma una precisa scelta enologica. Come sottolineato dal direttore di Bio Cantina Sociale Orsogna, Camillo Zulli, mentre nelle aree calde si consumano fino a 300 litri d’acqua per un chilo d’uva, in Valpeligna basta l’acqua piovana. L’enologo Antonio Santini ha aggiunto:
“La non irrigazione garantisce che il vino imbottigliato rispecchi ogni volta la stagionalità. Era importante certificare l’intera fase di produzione, dalla gestione agronomica fino al prodotto finale”.
Il ruolo della certificazione Blockchain
A garantire che i dati inseriti nel sistema corrispondano alla realtà è Rina Agrifood. L’amministratore delegato, Enrico De Micheli, ha chiarito il cuore dell’operazione tecnica:
“La blockchain permette di cristallizzare i dati e renderli immutabili. Il nostro compito è verificare sul campo che i dati trasmessi dalla cantina siano veritieri e corrispondano alla realtà, controllandoli prima di autenticarli”.
In questo processo, anche la fermentazione spontanea — pilastro dell’autenticità dei vini peligni — viene monitorata dagli ispettori dal momento dell’arrivo delle uve in cantina fino all’imbottigliamento.
Un’alleanza mediterranea
La Cantina Valpeligna opera all’interno di Viticoltori del Mediterraneo, un’alleanza nata nel 2024 che unisce piccole realtà e cooperative sociali di diverse regioni — dal Veneto alla Sicilia passando per Toscana, Marche, Abruzzo e Campania — con l’obiettivo di condividere risorse e ricerca verso un’agricoltura biologica e biodinamica d’avanguardia. Grazie a questa sinergia, il vino abruzzese si conferma non solo un prodotto d’eccellenza, ma un pioniere della trasparenza digitale a tutela del consumatore.





