Avezzano. Assedio al bar di Celano, in aula i testimoni: prosegue il processo per la notte della rivolta.
Il procedimento giudiziario relativo agli episodi della cosiddetta “notte della rivolta” di Celano, avvenuti il 19 novembre 2013 in piazza IV Novembre, è andato avanti davanti al Tribunale di Avezzano. Nel corso dell’udienza più recente, il collegio composto dalla presidente Marianna Minotti e dalle giudici Anna Cuomo e Francesca D’Orazio ha esaminato nuove testimonianze. Tra le persone ascoltate anche un agente della polizia locale, chiamato a deporre su richiesta della difesa.
Il procedimento, tornato in aula dopo una precedente eccezione di nullità che aveva comportato il rinvio degli atti in Procura, entra così nel vivo dell’istruttoria dibattimentale.
Al centro del processo ci sono sette imputati, tutti residenti a Celano, di età compresa tra i 22 e i 59 anni: Giovanni Cipollone, Antonio Di Pizio, Massimo Luccitti, Gianfranco Mandolini, Valerio Pandolfi, Gianluca Pellegrini e Valentino Taccone. Devono rispondere, a vario titolo, di resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale aggravati. A difenderli gli avvocati Domenicantonio Angeloni e Daniele Cantelmi.
Secondo la ricostruzione emersa nel corso delle indagini, quella notte un diverbio nato all’interno di un bar tra un residente e un giovane di origine kosovara degenerò rapidamente, richiamando in piazza una folla di circa trecento persone. Il giovane straniero trovò rifugio nel bar Santucci per sottrarsi alla furia dei presenti, mentre la situazione si trasformava in un vero e proprio assedio.
Sul posto intervennero i carabinieri, supportati da più compagnie, che riuscirono a creare un cordone di sicurezza per evitare il linciaggio. La tensione, però, rimase altissima: cori offensivi, insulti e frasi come “la rovina dell’Italia siete voi” furono rivolti ai militari, accompagnati, secondo gli atti, da spintoni e tentativi ripetuti di sfondare lo schieramento delle forze dell’ordine.
Momenti particolarmente critici si registrarono quando il giovane kosovaro venne fatto uscire dal locale per essere accompagnato in caserma: in quella fase, la folla cercò più volte di raggiungerlo, prendendo di mira i carabinieri impegnati nella scorta.
L’udienza di ieri ha contribuito a ricostruire ulteriormente la dinamica di quelle ore concitate, con testimonianze che hanno confermato il clima di forte tensione e la difficoltà nel contenere la massa.
Il processo proseguirà nelle prossime settimane con l’ascolto di ulteriori testimoni, in un procedimento che torna a fare luce su una delle pagine più delicate per l’ordine pubblico nel territorio marsicano degli ultimi anni.




