Avezzano. Un viaggio tra passato e identità, capace di restituire il volto più autentico della città. Avezzano finisce sotto i riflettori nazionali grazie alla trasmissione “Pietre di Storia” in onda su Rai 5 andata in onda il 21 marzo, dove la conduttrice Adriana Volpe dialoga con l’antropologo Ernesto Di Renzo, offrendo al pubblico un racconto intenso e ricco di significato.
“Avezzano è stata costretta a rinascere più volte, come l’Araba Fenice dalle proprie macerie”, sottolinea Di Renzo, evidenziando la straordinaria capacità della città di rigenerarsi dopo eventi che ne hanno segnato profondamente la storia.
Il riferimento è alle due grandi ferite del territorio: il terremoto del 1915 e i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, che hanno cancellato gran parte del tessuto urbano originario. Da quelle distruzioni, però, Avezzano ha saputo ripartire, ricostruendo non solo gli edifici ma anche la propria identità collettiva.
Cuore simbolico della vita cittadina è Piazza Risorgimento, spazio centrale dove si intrecciano relazioni sociali e quotidianità. Non solo un luogo fisico, ma un vero punto di riferimento per la comunità, capace di rappresentarne lo spirito e il senso di appartenenza.
A dominare la piazza è la Cattedrale dei Marsi, ricostruita nel 1930, il cui campanile alto 55 metri “si erge – spiega Di Renzo – come un messaggio chiaro: noi ci siamo”, segno tangibile di una comunità che ha scelto di restare e guardare avanti.
“L’unico vero elemento di continuità con il passato è il culto della Madonna di Pietraquaria”, afferma ancora l’antropologo, ricordando come la devozione alla Vergine rappresenti un tratto condiviso e identitario. Un legame che trova la sua massima espressione nella festa patronale e nei tradizionali “focaracci”, i grandi falò che illuminano i quartieri e rafforzano il senso di comunità.
Nel racconto trova spazio anche uno degli eventi più significativi per la Marsica: il prosciugamento del lago Fucino. “Già in epoca romana, prosegue Di Renzo, l’imperatore Claudio tentò questa impresa con la realizzazione dell’emissario, una delle opere idrauliche più imponenti dell’antichità”. I cunicoli ancora oggi visibili rappresentano una testimonianza concreta di quell’eredità.
Il filo conduttore resta la memoria, elemento chiave per interpretare il presente e costruire il futuro. “Conservare e valorizzare il passato significa dare senso al presente e rafforzare l’identità”, conclude Di Renzo.
Un racconto che restituisce l’immagine di una città resiliente, capace di trasformare le difficoltà in opportunità e di continuare, ancora oggi, a scrivere la propria storia.




