L’Aquila. Soccorso in montagna, anche l’Abruzzo introduce la compartecipazione ai costi per condotte imprudenti.
Anche l’Abruzzo si adegua alle regioni alpine sul tema del soccorso in montagna. La giunta regionale ha infatti approvato le linee guida che disciplinano la compartecipazione alle spese per gli interventi di soccorso e di elisoccorso effettuati in aree montane o in ambienti impervi e ostili, nei casi in cui non vi sia una reale emergenza sanitaria o emergano comportamenti inappropriati o imprudenti da parte delle persone soccorse.
La decisione dà piena attuazione alla legge regionale n. 42 del 27 dicembre 2016. A sottolinearlo sono i consiglieri regionali della Lega Vincenzo D’Incecco e Carla Mannetti, che esprimono soddisfazione per un provvedimento sollecitato nelle scorse settimane.
«La frequentazione della montagna richiede consapevolezza e senso di responsabilità», spiegano. I due esponenti del Carroccio ricordano di aver inviato una lettera al presidente della Regione Marco Marsilio e all’assessore alla Sanità Nicoletta Verì per chiedere il completamento del percorso normativo avviato quasi dieci anni fa, attraverso la definizione di tariffe e criteri chiari per la compartecipazione alle spese relative agli interventi di soccorso e recupero, inclusi il trasporto e l’elisoccorso, qualora non sia necessario ricorrere a cure sanitarie o ad accertamenti in pronto soccorso.
Tra le richieste avanzate, anche l’introduzione di una riduzione del 20% per i residenti in Abruzzo e un aumento della quota a carico dell’utente nei casi in cui venga accertato un comportamento imprudente. «È una scelta di equilibrio – sottolineano – che responsabilizza escursionisti e turisti, garantisce un utilizzo più corretto delle risorse pubbliche e riconosce il valore del lavoro svolto dalle strutture di soccorso».
Secondo D’Incecco e Mannetti, l’Abruzzo si inserisce così in un solco già tracciato: misure analoghe sono infatti già in vigore in molte regioni dell’arco alpino, tra cui Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta, Veneto e Lombardia. «Si tratta di una prassi ormai consolidata a livello nazionale», concludono, «che contribuisce a tutelare una risorsa fondamentale come la montagna, da vivere con rispetto e responsabilità».








