Avezzano. Si è concluso con una sentenza di patteggiamento il procedimento a carico di Mario Cordischi, 25 anni, imputato per l’omicidio stradale che, nella notte di Pasqua del 31 marzo 2024, costò la vita a Gioia Muliere, studentessa ventenne di Avezzano.
Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Avezzano, Daria Lombardi, ha applicato una pena di quattro anni di reclusione, rientrante nei limiti previsti dalla legge per l’accesso a una misura alternativa al carcere, disponendo la sostituzione della pena detentiva con la detenzione domiciliare.
Si tratta di una pena comunque severa, anche se comparata al panorama nazionale dei procedimenti per omicidio stradale, soprattutto perché prevede l’esecuzione della sanzione in regime di arresti domiciliari e un articolato sistema di prescrizioni e controlli.
La decisione arriva al termine di un percorso processuale complesso, segnato inizialmente dal rigetto di una precedente richiesta di patteggiamento ritenuta non congrua, e successivamente dalla rinnovata istanza presentata dalle parti, corredata dal programma di trattamento elaborato dall’Ufficio di esecuzione penale esterna (Uepe).
Secondo quanto accertato in sentenza, l’imputato è stato ritenuto responsabile del delitto di omicidio stradale per aver tenuto una condotta di guida imprudente, negligente e imperita, in violazione delle norme sulla circolazione stradale.
In particolare, la decisione giudiziaria richiama una velocità di marcia prossima ai 100 chilometri orari, superiore ai limiti consentiti e non adeguata alle condizioni della strada e dell’orario notturno, l’alterazione da alcol e le condizioni non idonee del veicolo, inclusi pneumatici usurati. La perdita di controllo dell’auto e il conseguente impatto contro un muro di cinta, avvenuti a San Benedetto dei Marsi, hanno causato la morte della giovane passeggera.
Il giudice ha ricostruito il percorso sanzionatorio partendo da una pena base più elevata, ridotta in considerazione delle attenuanti riconosciute e della scelta del rito, fino a giungere alla pena finale di quattro anni di reclusione.
Trattandosi di patteggiamento cosiddetto “allargato”, la sentenza non prevede l’applicazione di pene accessorie penali, ma comporta comunque la condanna alle spese processuali. Riconosciuta la sussistenza dei requisiti soggettivi e oggettivi previsti dalla normativa, la pena detentiva è stata integralmente sostituita con la detenzione domiciliare per la durata di quattro anni.
La sentenza non si limita all’aspetto afflittivo, ma individua un articolato percorso di controllo e responsabilizzazione. Sono stati disposti, tra l’altro, l’obbligo di permanenza nel territorio della Regione Abruzzo, il ritiro del passaporto, l’obbligo di esibizione del provvedimento alle forze dell’ordine, 200 ore di volontariato, colloqui di sostegno psicologico con cadenza quindicinale e la presentazione presso il Sert per la valutazione di un’eventuale presa in carico. È inoltre prevista la revoca della patente di guida.
L’imputato era difeso dall’avvocato Roberto Verdecchia, mentre la famiglia della vittima è stata assistita dagli avvocati Fabrizio Ridolfi, Fabio Cafone e Domenico Eligi.








