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Assolto da evasione perché sordo, non aveva sentito il campanello

Alessandra Ciciotti di Alessandra Ciciotti
26 Aprile 2025
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Avezzano. Finisce sotto processo per evasione, ma viene assolto da ogni accusa: a causa della sordità non aveva sentito il campanello suonato dai carabinieri.

È la vicenda capitata ad A.C., 59 anni di Celano. Era stato accusato di essere evaso dai domiciliari, ma in realtà non aveva mai lasciato la propria abitazione. Non aveva infatti risposto al controllo della polizia giudiziaria solo perché, affetto da una grave ipoacusia bilaterale, non sentendo così il campanello suonare alle quattro del mattino. È stato assolto dal tribunale di Avezzano perché “non c’è prova certa che il fatto sia mai accaduto”.

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Si è chiuso così, qualche tempo fa, il processo davanti al giudice del tribunale di Avezzano, Anna Cuomo. L’uomo era finito a giudizio con l’accusa di evasione, un’accusa che può portare a pene fino a tre anni di reclusione. Ma in aula, durante un procedimento, è emersa una verità diversa: il dubbio, fondato e documentato, che l’uomo non avesse mai abbandonato il proprio domicilio. E quel dubbio, come vuole il diritto, è bastato per assolvere.
I fatti risalgono al 21 febbraio 2022. Alle 4:20 del mattino, i militari della sezione radiomobile di Avezzano si erano recati all’abitazione del 59enne in via degli Abruzzi, dove l’uomo era sottoposto alla misura della detenzione domiciliare. Avevano suonato più volte, atteso, ma nessuno aveva aperto o risposto. Dopo dieci minuti erano andati via ed era scattata la segnalazione: l’imputato non era stato trovato in casa. Ma qualcosa non tornava. Perché, come ha riferito in aula un teste, in tutte le occasioni precedenti l’uomo aveva sempre risposto. La difesa, guidata dall’avvocato Alessandra Di Renzo, aveva prodotto allora una serie di documenti medici che attestavano la diagnosi di sordità grave. Non solo: è stato dimostrato che l’uomo aveva ricevuto regolari permessi per cure mediche dall’autorità di sorveglianza, e che in altre occasioni era stato trovato regolarmente in casa.

Per il giudice non c’era “motivo di dubitare della credibilità del teste allo stesso tempo non è emersa alcuna prova certa che l’imputato fosse fuori casa quella notte”. Anzi, viste le condizioni cliniche dell’uomo e l’orario del controllo, è apparso plausibile che stesse dormendo e non avesse sentito il campanello. Il diritto penale, ribadisce la sentenza, impone il principio del “ragionevole dubbio” e non permette condanne in assenza di certezze. E in questo caso, più che un’evasione, si è configurato un malinteso. Grave nelle conseguenze, ma non penalmente rilevante. Antonio Cerone è stato assolto, non perché innocente al di là di ogni discussione, ma perché il processo ha dimostrato l’assenza di elementi sufficienti per affermarne la colpevolezza.

Tags: abruzzoassoluzioneevasionetribunaleudienza
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