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Dissacrante e provocatorio, Ascanio Celestini prende a calci lo humour dei benpensanti

Federico Falcone di Federico Falcone
20 Agosto 2019
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Rocca di Mezzo. “Ballata dei senza tetto”, spettacolo teatrale di Ascanio Celestini andato in scena ieri sera a Rocca di Mezzo, è roba forte. Astenersi intellettualoidi visionari dell’ultimo minuto, palati raffinati alla disperata ricerca di chissà quale originalità da poter sbandierare e adulatori della comicità volgare o dalla facile battuta a effetto.

“La Ballata dei senza tetto” vi farà divertire, certamente, ma non come vorreste. Non come avreste immaginato e creduto dopo i primi minuti. Inizialmente vi rapirà con una serie infinite di barzellette irriverenti e volutamente perfide, poi vi spaventerà, perché il livello dell’immoralità sembrerà salire. Infine vi strapperà un sorriso, prima di concedervi una meritata commozione. Ma riderete amaro, consapevoli che la vita sa essere molto più cattiva di una barzelletta. E Ascanio è lì, a ricordarcelo con una trilogia di storie dal sapore amaro e indigesto.

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È uno spettacolo per coraggiosi, questo, perché le vicende e gli episodi narrati strizzano gli occhi agli ultimi, agli emarginati, ai reietti. A coloro che vivono ai margini della società, la quale, senza troppe remore, si fa beffa di loro. Su essi basa la propria forza, costruisce la propria corazza, alimenta le sue illusioni. Quella società moralmente cadente e decadente ma ostinatamente ipocrita, falsa, costruita, che si nutre di paure, insicurezze e irrazionalità.

Le parole che si rincorrono nel corso dello show fanno male. Molto male. Celestini, mattatore incontrastato dello spettacolo, in un climax ascendente di ingiurie, provocazioni, momenti dissacranti e bestemmie, prende a calci il politicamente corretto e, con esso, il pubblico, attonito e incredulo nell’assistere a una critica così sfacciatamente feroce. Gioca a rincorrere i luoghi comuni e gli slogan popolari entrati – ahinoi – nel gergo comune, quelli farciti di retorica e sentito dire. Li prende a pugni, li lavora ai fianchi, li logora e, come il pugile più esperto, sferra il colpo il decisivo, quello del ko, quando meno te lo aspetti. E lo fa con una sola arma, la più potente di tutti: la parola.

Il festival TatroinQuota rappresenta una perla che da tre anni sta intrattenendo montagne, borghi e piccole piazzette per regalare nuova vita ai luoghi del centro storico attraverso l’arte, il teatro e la musica. Un lavoro svolto da ragazzi amanti della propria terra. Complimenti. Ad maiora. 

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