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Entra in un bar e uccide la moglie che lo aveva cacciato di casa, condannato a 30 anni di reclusione

Redazione Attualità di Redazione Attualità
25 Marzo 2017
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Scurcola Marsicana. Entra in un bar e uccide la moglie che lo aveva cacciato di casa dopo un tradimento, condannato a trenta anni di reclusione. Questa la pena che il tribunale di Roma ha inflitto ad Augusto Nuccetelli, 54 anni, di Scurcola Marsicana che ad aprile dello scorso anno ha ucciso sua moglie Assunta Finizio, 50 anni. L’uomo, che lavorava saltuariamente come fabbro, pur risiedendo nella capitale, nel periodo estivo e durante i week end era sempre a Scurcola Marsicana suo paese d’origine. Conosciuto da tutti per il suo atteggiamento cordiale e caciarone nel 2015 era stato anche intervistato in un servizio della trasmissione Piazza Pulita nel quale si parlava di immigrazione. Alla domanda del giornalista sulla presenza degli immigrati nel quartiere romano e su un’aggressione a una giovane del posto aveva risposto con un secco “Se una persona così va a rompere le scatole a una ragazza io lo ammazzo”.

Con la moglie aveva sempre avuto un rapporto burrascoso fino a quando lei, stanca dei continui tradimenti, lo aveva cacciato di casa. Nuccetelli non aveva accettato la sua decisione e per questo il 20 aprile dello scorso anno è entrato in un bar a Corcolle, alle porte della capitale, e l’ha uccisa con quattro colpi di pistola. Il 54enne, che ha subito confessato il reato, è stato condannato al termine di un processo svolto con rito abbreviato davanti al gup Massimo Di Lauro. Il pm, Vincenzo Barba, aveva chiesto l’ergastolo alla luce dei reati che gli sono stati contestati: omicidio volontario premeditato e aggravato. Ecco una intervista del 2015 a Nuccetelli, prima dell’omicidio, in cui parla degli immigrati. L’avvocato Alessandro Ippoliti, che unitamente all’avvocato Antonello Meuti assiste l’imputato, ha sottolineato che a loro avviso si tratta di un delitto d’impeto e che non c’è stata premeditazione. “Attenderemo le motivazioni della sentenza”, ha spiegato, “per valutare la possibilità di proporre appello.

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