Avezzano. “Bullo dillo ke ballo”: al Teatro dei Marsi una serata per dare voce al disagio giovanile. Il vescovo Massaro: vi parlo con il cuore di un padre.
La voce del vescovo dei Marsi, Monsignor Giovanni Massaro, si alza con forza e delicatezza contro il bullismo. “Vi parlo con il cuore di un padre”. Il bullismo, avverte, non è uno scherzo, ma una ferita che lascia cicatrici nell’anima e che va affrontata insieme, con responsabilità e attenzione.
“Il bullismo non è uno scherzo ma una ferita profonda”, ha detto Sua Eccellenza. “Il vero coraggio non è colpire ma fermarsi. A chi subisce dico: non sei solo. A chi vede e tace dico: il silenzio rende complici”.
Una platea attenta e partecipe ha accolto ieri sera, al Teatro dei Marsi, l’iniziativa “Bullo dillo ke ballo”, un appuntamento dedicato alla sensibilizzazione sui temi dell’individuazione, dell’ascolto e della cura del disagio giovanile, con un focus particolare su bullismo e cyberbullismo. Un fenomeno complesso e doloroso, affrontato attraverso linguaggi diversi ma complementari, capaci di parlare soprattutto ai più giovani.
La serata ha scelto di mettere al centro le storie, le emozioni e le ferite spesso invisibili che accompagnano chi subisce prevaricazioni, dentro e fuori la rete. A farlo è stato anche il cantautore abruzzese Danilo Luce, che ha affidato alla musica il racconto di una quotidianità segnata da lacrime, solitudine e sofferenza, ma anche dalla possibilità di riscatto. Le sue canzoni hanno trasformato il palco in uno spazio di ascolto autentico, dove le note sono diventate parole condivise e riconoscibili per molti ragazzi presenti.
Momento particolarmente intenso è stata la presentazione di un video realizzato per l’occasione, al quale ha contribuito anche il Vescovo Giovanni, il cui messaggio ha rappresentato un forte richiamo alla responsabilità individuale e collettiva.
Con il tono di un padre attento al futuro dei giovani, il presule ha ricordato come il bullismo non sia mai uno scherzo né una tappa della crescita, ma una ferita che colpisce la dignità delle persone, soprattutto le più fragili. Ha messo in guardia dai danni profondi causati da parole che umiliano, gesti che escludono e violenze che, anche dietro uno schermo, lasciano segni duraturi.
Il suo invito è stato chiaro: la vera forza non sta nel dominare, ma nel proteggere; il coraggio non è colpire, ma fermarsi. A chi è vittima ha rivolto parole di incoraggiamento, ricordando che chiedere aiuto è un atto di forza e non di vergogna. A chi assiste in silenzio ha lanciato un monito deciso: il silenzio rende complici e basta un gesto per cambiare una storia. Da qui l’appello a costruire una comunità educante, in cui famiglia, scuola, istituzioni e Chiesa sappiano ascoltare e intervenire insieme.
Accanto al Vescovo e all’artista, la serata ha visto il coinvolgimento attivo dei ragazzi delle scuole del territorio, insieme ad avvocati, forze dell’ordine e giornalisti, a testimonianza di un approccio corale e multidisciplinare al problema. “Bullo dillo ke ballo” si è così confermato non solo come un evento, ma come un segnale forte: il futuro dei giovani merita di essere vissuto senza paura, nel segno del rispetto, dell’empatia e della responsabilità condivisa.








