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Tumori donne: in 10 anni +34% delle pazienti vive dopo diagnosi, al via campagna “Neoplasiadonna”

Luisiana Di Federico di Luisiana Di Federico
2 Ottobre 2022
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L’Aquila.  In Italia le donne vive dopo la diagnosi di tumore sono aumentate del 34% in 10 anni, da 1.433.058 nel 2010 a 1.922.086 nel 2020. Armi efficaci consentono di vivere sempre più a lungo, anche quando la malattia è scoperta in fase avanzata. Alle terapie si accompagnano i programmi di screening, che soprattutto nel carcinoma della mammella stanno evidenziando risultati importanti. In sei anni (2015-2021), fra le donne del nostro Paese, la mortalità per questa neoplasia è diminuita di quasi il 7%. I passi avanti dell’innovazione terapeutica sono evidenti nel cancro dell’ovaio, dove non vi sono programmi di prevenzione secondaria disponibili ma i decessi sono calati del 9%. Servono però campagne mirate per tumori che stanno diventando sempre più femminili perché strettamente legati al fumo di sigaretta, come quelli della vescica e del polmone, che hanno fatto registrare un netto incremento dei decessi (+5,6% e +5%). La fotografia delle neoplasie femminili è stata “scattata” oggi al Congresso Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), in corso a Roma.

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“Il numero sempre più alto di donne vive dopo la diagnosi di un tumore ‘tipico’ femminile ci dimostra quanto la ricerca abbia compiuto passi avanti importanti”,  afferma Saverio Cinieri, Presidente AIOM. “Oggi sono disponibili terapie a bersaglio molecolare efficaci per neoplasie come il carcinoma mammario, che in Italia, solo nel 2020, ha colpito circa 55mila donne. Queste armi, efficaci anche nelle forme più aggressive come quelle triplo negative, hanno permesso una significativa diminuzione della mortalità. E la ricerca sta ridefinendo il trattamento per circa metà delle pazienti colpite da carcinoma mammario, cioè quelle con bassi livelli di espressione della proteina HER2”. “Ora è fondamentale sensibilizzare le donne, portarle a conoscenza di queste patologie e degli screening, quando presenti”, continua Cinieri. “Abbiamo lanciato la campagna di comunicazione Neoplasiadonna, proprio con l’intento di informare ed educare. Abbiamo realizzato una guida sulla prevenzione che è stata distribuita nelle maggiori città italiane, molte attività social, abbiamo in programma anche uno spot”.

Oggi “abbiamo a disposizione nuove terapie mirate per il carcinoma ovarico, anche per donne con diagnosi in fase avanzata, in grado di migliorare significativamente l’aspettativa di vita, riducendo rischio di progressione della malattia o morte”, spiega Domenica Lorusso, Professore Associato di Ostetricia e Ginecologia e Responsabile Programmazione Ricerca Clinica della Fondazione Policlinico Universitario A.Gemelli di Roma. “In Italia, oggi, quasi 50mila donne convivono con una diagnosi di tumore dell’ovaio e il 70% delle pazienti con malattia in stadio avanzato va incontro a recidiva entro due anni. Per loro abbiamo terapie di mantenimento in prima linea, in grado di ottenere remissioni a lungo termine. Resta evidente l’importanza della diagnosi precoce. Le donne devono mettere in agenda una visita annuale dal ginecologo, se presentano fattori di rischio anche più spesso”. “Oggi, grazie alla ricerca, un grande numero di neoplasie, caratterizzate un tempo da prognosi negative, può essere curato, come il tumore del polmone in fase avanzata – sottolinea Rossana Berardi, Ordinario di Oncologia all’Università Politecnica delle Marche. “Proprio il tumore del polmone sta diventando una neoplasia sempre più rosa per la diffusione dell’abitudine del fumo di sigaretta in questa fascia della popolazione. È importante indirizzare messaggi di prevenzione mirati per salvare più vite”.

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