Pescasseroli. Un recente studio condotto da entomologi italiani, tra cui Marco Bonifacino, Maurizio Cornalba, Sirio Gamba, Cristina Mantoni e Maurizio Mei, ha documentato per la prima volta in Italia la presenza di tre nuove specie di api selvatiche: Chelostoma nasutum, Trachusa laeviventris e Nomada trispinosa. Lo studio chiarisce inoltre la reale distribuzione della specie Megachile rufescens nel Nord-Ovest del Paese, colmando importanti lacune nella conoscenza della fauna impollinatrice italiana.
La specie Chelostoma nasutum è stata rinvenuta in aree montane dell’Abruzzo, nei territori del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e del Parco del Gran Sasso e Monti della Laga. Questo ritrovamento rappresenta la prima segnalazione in Italia di un’ape precedentemente conosciuta in Francia meridionale e nell’Europa orientale, colmando un vuoto nella distribuzione geografica. Si tratta di un’ape solitaria che raccoglie il polline esclusivamente dai fiori di campanula, incrementando così la già ricca biodiversità dei parchi nazionali italiani.
Trachusa laeviventris, un’ape tipica del Mediterraneo occidentale nota in Spagna e Francia, è stata rinvenuta in Liguria occidentale. La scoperta non sorprende del tutto, ma rappresenta un importante tassello per la fauna italiana, confermando il ruolo della regione come ponte biogeografico tra Italia e Francia.
Il ritrovamento di Nomada trispinosa, un’ape cleptoparassita che depone le uova nei nidi di altre api, è particolarmente significativo. Sebbene fosse stata segnalata in passato, quelle osservazioni si basavano su identificazioni errate. Lo studio conferma la presenza certa della specie in Friuli-Venezia Giulia, vicino al confine con la Slovenia, in linea con la sua distribuzione nell’Europa centro-orientale.
Gli autori hanno inoltre analizzato i ritrovamenti di Megachile rufescens in Liguria, Piemonte e Lombardia, dimostrando che questa specie non è limitata alla Francia, come si pensava, ma forma una popolazione continua che attraversa il confine italiano. Il lavoro suggerisce che M. rufescens e una specie affine diffusa nel resto d’Italia possano in realtà appartenere a un’unica specie, aprendo nuove prospettive per studi futuri.
Queste scoperte sottolineano l’importanza del monitoraggio sistematico degli impollinatori, delle aree protette come serbatoi di biodiversità e di una corretta identificazione scientifica per comprendere la reale distribuzione delle specie. In un periodo di declino globale degli insetti impollinatori, studi come questo sono fondamentali per conoscere, proteggere e valorizzare il patrimonio naturale del nostro Paese.








