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Ti sparo, siamo musulmani non abbiamo paura di nulla. Minacce ai carabinieri e ai loro figli

Redazione Cronaca di Redazione Cronaca
3 Dicembre 2015
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La situazione delle precipitazioni vista dal modello GFS per la serata di Mercoledì 18. Sulla Marsica piogge e nevicate fin sui 7/800 m, specie settori orientali

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Carabinieri gazzella controlliCarsoli. Minaccia i carabinieri e i figli dei militari: “Ti sparo, siamo musulmani e non abbiamo paura di nulla”. Si tratta di due macedoni musulmani e nei confronti di uno dei due, Valbon Zenku, residente a Carsoli, è stata aperta un’inchiesta dalla procura della Repubblica di Avezzano. Il giovane straniero è accusato di resistenza a pubblico ufficiale a causa di violenza e minacce per aver intimidito con avvertimenti e insinuazioni due carabinieri dopo un posto di blocco. Un maresciallo e un appuntato, entrambi in servizio nella caserma di Vallinfreda, a pochi chilometri da Carsoli, hanno fermato due macedoni della Piana del Cavaliere che viaggiavano a bordo di un Fiat Iveco. Mentre eseguivano l’identificazione dei due giovani operai la situazione è diventata incandescente. Uno di loro, Zenku, si è improvvisamente scagliato contro la pattuglia e ha cominciato a minacciare i due militari dell’Arma. “Ti sparo”, avrebbe affermato lo straniero secondo l’accusa, “a noi non ce ne fotte niente della galera e qui finisce male”. Le minacce sono continuate e hanno chiamato in causa anche i familiari dei militari. “Siamo musulmani”, avrebbe aggiunto il macedone, “non abbiamo paura né di te e neanche di lui. Sappiamo chi siete e che avete dei figli”. A quel punto lo straniero ha circoscritto le intimidazioni aggiungendo che uno dei due aveva “due figli di tre e otto anni”. Questa situazione non ha però intimorito i due militari, né gli ha impedito di procedere alle accuse nei loro confronti. Sono così state avviate le indagini dalla procura della Repubblica di Avezzano e ora il giovane, difeso dagli avvocati Luca e Pasquale Motta, è accusato di resistenza a pubblico ufficiale. Rischia la reclusione da sei mesi a cinque anni.

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