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Il T-red e la sicurezza stradale, parla D’Onofrio (Aifvs): la consapevolezza evita il pericolo e salva la vita

Giulia Antenucci di Giulia Antenucci
17 Maggio 2019
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“È avvilente dover constatare che l’istallazione del contestato T-red in Via XX Settembre abbia suscitato una vera e propria mobilitazione dei cittadini”.

A parlare, dopo le polemiche sorte per l’attivazione e disattivazione del semaforo della discordia di Avezzano, che ha portato la città sulle cronache dei giornali online e cartacei quotidianamente o quasi, è Paolo D’Onofrio, referente regionale Aifvs, l’ associazione italiana familiari e vittime della strada, e membro di “In Strada Per La Vita Con Marco Nel Cuore”, associazione presente nel territorio da quattro anni che si è attivata a seguito del doloroso fatto di cronaca avvenuto il 16 maggio del 2015.

In quella sera, Marco Zaurrini, 15enne celanese fu tragicamente investito mentre si trovava in sella ad un motorino insieme ad un compaesano.

Di lì a poco, dato il silenzio delle Istituzioni e di una giustizia che sta facendo acqua da tutte le parti e di un sistema che non tutela gli interessi del cittadino, la famiglia di Marco ha costituito l’Associazione, appunto, per dare voce all’evento luttuoso che l’ha colpita, entrando nelle scuole, a contatto con i ragazzi, attraverso corsi e convegni sul tema della sicurezza stradale, cercando di sensibilizzare la popolazione al rispetto delle regole e per evitare che fatti di tale portata non accadano più.

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“Molti sono stati i dubbi sorti già dai primi giorni di installazione del semaforo”, spiega D’Onofrio, “abbiamo ricevuto lamentele da utenti della strada multati provenire da tutto il territorio marsicano, dato che quel pezzo di strada risulta essere abbastanza trafficato”.
“Le vere emergenze in materia di sicurezza stradale sono state ignorate ancora una volta”, precisa, “così come le vittime incolpevoli. In effetti non è stato considerato che la prevenzione, per essere efficace, deve agire sulle cause scatenanti i sinistri, giammai sugli effetti. Conosciamo tutti quali siano le cause che trasformano i veicoli in armi su strada: uso di alcol, droghe e telefonini, scarsa percezione del rischio, strade killer,  illuminazione carente, segnaletica fuorilegge e asfalti scaduti”.
“In poche parole”, prosegue D’Onofrio, “la consapevolezza evita il pericolo e salva la vita. In tal senso bisogna lavorare ancora tantissimo ma è certo che il buon governo porta buoni frutti. Il solo sospetto che la ‘’repressione’’ sanzionatoria adottata possa celare interessi di sorta ci lascia basiti, pertanto a scanso di equivoci suggeriamo agli amministratori l’adozione del semaforo ‘’intelligente’’ dotato del display contasecondi (decreto 27 aprile 2017 del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti). È una questione di civiltà!”.
“Sarebbe curioso e giusto ora”, dichiara, “sapere i numeri, per capirci, gli incassi dei proventi dovuti alle tante multe derivanti dalle trasgressioni del codice della strada. L’articolo 208 del Dlgs 285/1992, modificato dalla legge 120/2010 “prevede il vincolo di destinazione dei proventi derivanti dalle sanzioni del codice della strada nella misura del 50% del gettito realizzato”. Si presuppone quindi”, prosegue, “che le somme così incassate, debbano essere destinate a interventi di manutenzione delle infrastrutture stradali, compresa la segnaletica orizzontale e verticale, che nel nostro territorio risulta essere piuttosto vetusta, nonché al potenziamento dei controlli e accertamenti di comportamenti fuorilegge”.
“Controlli che a seguito degli ultimi fatti accaduti a noi sembrano un’utopia più che una realtà”, conclude, “dato che solo sabato scorso, un autobus della Tua è stato libero di transitare tra le bancarelle del mercato di Avezzano. La questione sicurezza tanto decantata dal Decreto Gabrielli, dov’era in quel caso?”.
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