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Sono 657 i camosci presenti nel Parco nazionale d’Abruzzo nel 2019, in forte crescita l’area del marsicano

Giulia Antenucci di Giulia Antenucci
10 Gennaio 2020
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Avezzano. Sono almeno 657 i camosci presenti nel Parco nel 2019, di cui il 18% sono nuovi nati, ben 119 capretti, mentre il 12% circa sono giovani di un anno, con 81 yearling. I conteggi, come sempre da oltre 25 anni, vengono svolti ogni anno sia in estate che in autunno e coinvolgono circa 60 persone, tra personale del Parco, Carabinieri Forestali e volontari, che simultaneamente percorrono tutte le aree di presenza del camoscio per avere una fotografia del numero minimo di individui presenti.  Il numero di camosci conteggiati quest’anno è il più alto registrato a partire dal 1998 cioè da quando la popolazione viene monitorata con i metodi attuali. Anche il tasso di sopravvivenza al primo anno (cioè il numero di capretti che sopravvive al primo anno di età) e quello di incremento annuo (cioè il rapproto tra numero di yearling e adulti), presentano nel 2019 valori più alti registrati negli ultimi 20 anni, anche se nel suo complesso l’andamento della popolazione risulta stabile. Questo accade perché mentre in alcune aree del Parco si registra una forte crescita, in altre il numero di animali diminuisce, perché negli anni le popolazioni di camoscio possono subire normali oscillazioni anche molto marcate. In ogni caso, il dato acquisito quest’anno è sicuramente positivo e ci dice che la popolazione è vitale.

L’area in forte crescita è quella del marsicano, che di fatto può considerasi in questo momento “il motore della popolazione”, come accade tipicamente nei nuclei “giovani”, quale infatti può essere considerata quella del Marsicano, dove la presenza di camosci è relativamente recente, visto che vi si è insediata stabilmente dai primi anni 2000. Ma anche in altre aree si continua a registrare un numero sempre maggiore di camosci, come accade sui crinali delle Gravare, di Rocca Altiera e delle Mainarde Laziali.  L’area in cui si presenta il decremento più marcato invece è quella di presenza storica della val di Rose, come emerso in occasione dei conteggi effettuati negli ultimi 2 anni. Dal 2017 inoltre risulta una diminuzione di circa il 30% dei nuovi nati nel settore Meta-Tartari. Per questo motivo, oltre ai consueti conteggi in simultanea, il Servizio Scientifico del Pnalm ha organizzato ulteriori sessioni di osservazioni demografiche sui nuclei centrali di val di Rose, Meta e Tartari con lo scopo di verificare se la tendenza negativa emersa in Val di Rose e l’apparente calo di capretti riscontrato nell’area di Meta-Tartari potessero essere imputabili semplicemente a sottostime legate al metodo delle conte in simultanea, a normali oscillazioni limitate a un periodo ristretto,  oppure essere invece indizio di una vera e propria tendenza. 

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I risultati ottenuti per i nuclei di Meta e Tartari sono comunque incoraggianti. Infatti, al netto di normali oscillazioni annuali che possono subire tutti i nuclei di camoscio, il numero totale di individui, e di capretti in particolare, risulta stabile nel tempo e in linea con quanto registrato complessivamente nelle 2 aree a partire dal 2011. Al contrario, nella Val di Rose, il monitoraggio del 2019 conferma una tendenza negativa piuttosto marcata. La diminuzione dei camosci osservata negli ultimi anni in quest’area risulta a carico di tutte le classi d’età, quindi non solo degli animali giovani, come fu osservato tra il 2009 e il 2013. È quindi ipotizzabile che i camosci stiano per qualche ragione “abbandonando” quest’area a favore di altre o che qui vi si riscontri una maggiore mortalità. Nel 2020 si lavorerà in modo specifico per acquisire maggiori informazioni circa le cause di questo processo.

Nel complesso il 2019 ci ha restituito dati sicuramente positivi sulla popolazione di camoscio: numericamente è stabile ma si confermano gli importanti processi di colonizzazione di nuove aree. Per le aree storiche il Parco continuerà a monitorare e ad approfondire quali variabili possono influire sulla presenza del camoscio come ad esempio la qualità dei pascoli, il disturbo antropico o la promiscuità con altri ungulati domestici o selvatici. Ovviamente sarà importante assicurare condizioni di tranquillità ai vari nuclei della popolazione e, anche per queste ragioni, si raccomanda a tutti gli amanti delle nostre montagne l’importanza di non abbandonare i sentieri ufficiali, in particolar modo in un periodo per loro molto difficile come l’inverno.

 

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