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Processo Lusi: mai ordini scritti, le correnti del partito mi chiedevano di pagare fatture false

Redazione Attualità di Redazione Attualità
6 Marzo 2013
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Francesco Rutelli e Luigi LusiCapistrello. “In politica non si lascia traccia di nulla. Dico questo non perchè tutti sono cattivi e io l’unico buono, ma perchè mai ho ricevuto un ordine scritto di fare o di non fare qualche cosa. Le cose si dicevano sempre a voce. In politica si fa così”. Entra nell’aula di piazzale Clodio con un impeccabile abito grigio e una bibbia francescana stretta tra le mani. Guarda in faccia davanti i giudici della IV sezione penale e poi inizia a parlare. Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita accusato di aver sottratto dalle casse del partito che faceva capo a Francesco Rutelli 25 milioni di euro, non ha paura di parlare. La seconda udienza del processo che lo vede coinvolto insieme insieme ai suoi commercialisti e alla segretaria, è ricca di particolari che Lusi snocciola uno dopo l’altro. E’ arrivato a Roma di buon mattino partendo dalle montagne abruzzesi della Madonna dei Bisognosi dove da settembre è agli arresti domiciliari. Accompagnato dagli avvocati avvocati Luca Petrucci e Renato Archidiacono è salito sul banco degli imputati e ha iniziato a ricostruire le vicende legate ai fondi della Margherita. Secondo quanto emerso dalle dichiarazioni spontanee dell’ex senatore originario di Capistrello: “Il comitato federale di tesoreria era l’organo politico di controllo del bilancio ed è giusto così altrimenti il tesoriere sarebbe stato un dittatore. Dal 2007 ho pagato fatture il cui oggetto non corrispondeva al vero perché‚ ma solo perché‚ me lo chiedevano le singole correnti del partito. Pagavo una cosa la cui prestazione non era mai pervenuta: si tratta di fatture false”. Le parole di Lusi, smentite già in aula da Giampiero Bocci ex presidente del Comitato federale di tesoreria della Margherita, sono state poi negate anche dallo stesso partito. In una nota dei liquidatori della Margherita, si sottolinea che “In politica si lascia traccia e come. Infatti le ruberie di Lusi, come le sue calunnie e menzogne, sono perfettamente tracciate, come documentato quest’oggi in udienza dai rappresentanti della Banca d’Italia  e della Guardia di Finanza. Egli è a processo e la Margherita, primo partito nella storia, ha già iniziato a devolvere tutto il maltolto, oltre ai propri avanzi di bilancio, allo Stato italiano”. Dichiarazioni contrastanti, dunque, che non aggiungono nulla di nuovo alle posizioni delle parti. Lusi operava davvero in autonomia? E la Margherita e il suo gruppo dirigente come mai non hanno mai verificato i documenti poi emersi durante le indagini? I giudici ora dovranno ricostruire quale strada hanno preso i fondi usciti dalle casse della Margherita negli ultimi anni e soprattutto dovranno capire per volere di chi questi soldi venivano spesi. Al termine dell’udienza l’ex senatore è tornato nel convento della Madonna dei Bisognosi dove continuerà a studiare le carte del suo processo e a seguire il cammino di fede insieme alla comunità locale.

 

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