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Occupata una casa abusivamente ma niente condanna, il giudice la assolve: “il fatto è lieve”

Alessandra Ciciotti di Alessandra Ciciotti
5 Febbraio 2026
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Avezzano. Occupata una casa ma niente condanna, il giudice la assolve: “il fatto è lieve”.

 

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Dopo essere finita sotto processo per occupazione abusiva di una casa popolare, Donna ottiene l’assoluzione grazie al riconoscimento del fatto lieve da parte del giudice, che ha scelto di mostrarsi clemente.

 

 

 

Straniera occupa una casa popolare e finisce sotto processo ma viene assolta per la tenuità del fatto.
Aveva occupato abusivamente un alloggio di edilizia residenziale pubblica e per questo era finita a giudizio. Il tribunale di Avezzano ha deciso di assolverla ritenendo il fatto di lieve entità. Protagonista della vicenda una donna magrebina di 77 anni, imputata per l’occupazione senza titolo di un’abitazione Ater, iniziata nel 2012.
Secondo quanto emerso nel corso del dibattimento, il primo ad entrare nell’immobile sarebbe stato il marito della donna. Poco dopo, la 77enne lo avrebbe raggiunto arrivando dal Marocco e stabilendosi stabilmente nell’alloggio.

 

 

La denuncia per occupazione abusiva non sarebbe partita dall’ente proprietario, ma da un’altra donna magrebina che in precedenza occupava lo stesso immobile, anch’essa senza alcun titolo legittimo.

 

Un elemento centrale della vicenda riguarda la posizione amministrativa dell’imputata. Subito dopo l’occupazione, la donna aveva presentato domanda di sanatoria all’Ater. L’ente, pur non potendo concedere la regolarizzazione perché la donna era sottoposta a procedimento penale, aveva tuttavia riconosciuto la sussistenza dei requisiti necessari per l’assegnazione di una casa popolare.

 

Proprio su questo aspetto si è concentrata la linea difensiva dell’avvocato Mario Del Pretaro, che ha sottolineato come il riconoscimento dei requisiti da parte dell’Ater dimostrasse la scarsa offensività della condotta contestata. In sostanza, secondo la difesa, il danno arrecato all’ente proprietario sarebbe stato minimo, tale da ricondurre l’episodio nell’alveo della particolare tenuità del fatto.

 

Il giudice ha accolto questa tesi, ritenendo che, alla luce della normativa penale, la condotta contestata fosse caratterizzata da una bassa offensività. Quando il fatto è lieve e il danno o il pericolo risultano di minima entità, il reato può infatti essere dichiarato non punibile. Al termine del processo, la donna è stata quindi assolta perché il fatto non è punibile per la sua tenuità, chiudendo una vicenda giudiziaria durata anni e legata a una situazione abitativa fragile e complessa.

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