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No del consiglio comunale ai tre campus, Morgante: piano coperto dal decreto 89

Redazione Attualità di Redazione Attualità
1 Ottobre 2013
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Avezzano. L’amministrazione Di Pangrazio dice no ai tre campus scolastici, Morgante precisa: il piano era interamente coperto dai fondi del decreto 89. “Mi corre l’obbligo di integrare le notizie apparse sulla stampa ieri, in merito alla scelta della amministrazione Di Pangrazio di cancellare il progetto dei tre campus scolastici voluti fortemente dalla amministrazione comunale precedente, capitanata dal Sindaco Floris”, ha spiegato Antonio Morgante, assessore ai Lavori pubblici al Comune di Magliano e collaboratore del presidente Chiodi, “ho notato con stupore che ci si chieda come finanziare la nuova ipotesi dell’assessore Patrizia Petricola, considerato che l’intero piano scolastico riguardante la città di Avezzano trova copertura con il celeberrimo decreto n. 89 del Commissario/Presidente Gianni Chiodi entrato in vigore già dai primi mesi del 2012. La dotazione prevista è di oltre 17 milioni di euro che l’amministrazione Floris ha saputo caparbiamente assicurarsi e che, coerentemente, l’amministrazione Di Pangrazio ha saputo difendere contro i rischi di campanilistici di revoca. All’epoca, sempre l’amministrazione Floris, pensò, in nome della massima sicurezza possibile per gli alunni avezzanesi, di metterci sopra, con grande sacrificio una ulteriore somma per altrettanto (18 milioni di euro). Con i quasi 40 milioni complessivi, allora si ritenne di procedere alla costruzione di tre nuovi plessi, raggiungendo standard di sicurezza massimi per le tecnologie oggi a disposizione, necessari per una città che ha subito il secondo terremoto più forte d’Italia dal 1900 ad oggi. La ragione di ciò risiedeva sopratutto nella considerazione che rimettere a posto, o mettere in sicurezza l’esistente, non Antonio Morganteera equivalente a costruire il nuovo in relazione agli standard di sicurezza statica e sismica raggiungibili. Questa scelta è stata informalmente condivisa dalle allora strutture commissariali, poi non formalizzata perché sopraggiunse la cessazione dello stato di emergenza con conseguente passaggio di consegne delle attività proprie della ricostruzione agli Uffici Speciali, dipendenti dal Ministero per le Economie Territoriali. Non entro nelle scelte dell’attuale amministrazione, compito quest’ultimo che spetta agli organi comunali preposti (maggioranza e opposizione), ma come cogestore del Piano “Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza” mi chiedo quali livelli di sicurezza si raggiungeranno ristrutturando le vecchie scuole. Stessa domanda mi faccio per quelle scuole che sembrano non essere toccate dal nuovo piano dell’Amministrazione Di Pangrazio. Auspico, personalmente e come ufficio, che si siano valutati tutti gli elementi e che le verifiche di vulnerabilità sismica necessarie garantiscano in modo inequivocabile che gli edifici scolastici interessati dai proposti lavori di messa in sicurezza restituiscano immobili in grado di lasciare sereni i genitori in caso di scosse, o che le scelte di non intervenire su determinati edifici si giustifichino, in modo altrettanto inequivocabile, con la circostanza che gli stessi siano oggi già sicuri. Tra l’altro, il Comune di Avezzano credo sappia che le nuove linee guida del Piano “Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza” redatte dalla Regione e dall’Ufficio speciale competente, contengono tutta una serie di tecnicismi che agevolano la costruzione di scuole nuove, proprio perché si è ritenuto di assoluto valore consentire piuttosto che “rattoppamenti” la costruzione di edifici nuovi con i massimi accorgimenti tecnici oggi disponibili in termini di sicurezza. Uno tra questi, a solo titolo di esempio, è la circostanza di avere edifici non progettati con criteri antisismici. Danneggiati dal sisma 2009, ma non progettati secondo criteri antisismici. Se, invece, dovessero mancare quelle garanzie di cui ho appena parlato, sarebbe il caso che il Comune di Avezzano ripensasse alla possibilità di accollarsi il “rischio di desertificazione” del centro cittadino, essendo poi possibile che tale rischio possa interessare tutta la città in caso di scossa severa”.

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