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Miracolo di Sant’Antonio, la statua in processione ogni 25 anni: grande attesa a Tagliacozzo

Alessandra Ciciotti di Alessandra Ciciotti
25 Agosto 2023
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Tagliacozzo. Fervono i preparativi a Tagliacozzo per le celebrazioni del 375º anniversario del Miracolo che Sant’Antonio di Padova operò salvando la Città dalla distruzione che avrebbe dovuto operare l’esercito spagnolo del Regno di Napoli, l’ultima domenica di agosto del 1648.

L’apice delle manifestazioni si avrà domenica prossima 27 agosto, a partire dalle ore 10, con la santa Messa solenne e la Processione con la Statua miracolosa che eccezionalmente, dopo 25 anni, torna a percorrere le strade del centro storico e via Marconi fino al luogo del Miracolo.

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Gli antenati degli attuali tagliacozzani vollero deporre nelle mani della Statua del Santo le chiavi delle 5 porte della Città e una pergamena sulla quale era stata scritta una preghiera di supplica per essere graziati dal pericolo.

Quella stessa Statua miracolosa, da giovedì 24 agosto, è esposta alla venerazione dei fedeli nella Chiesa di San Francesco e sabato pomeriggio riceverà anche l’omaggio delle frazioni con una Santa Messa alle ore 17.30 animata dal coro di Villa San Sebastiano.

È un’occasione straordinaria che si ripete ogni 25 anni per non perdere la memoria di quel prodigioso evento e per rinsaldare i legami di fede e devozione che legano la nostra Città e il nostro Territorio comunale a Sant’Antonio di Padova.

La storia del Patrocinio di Sant’Antonio di Padova sulla Città di Tagliacozzo fa riferimento a un curioso e singolare fatto che viene tramandato di generazione in generazione.

Si racconta infatti, che nella Pentecoste del 1647, giorno di doppio precetto, due signori della Città un Argoli e un Mancini, appartenenti a famiglie in netto contrasto (come era consuetudine all’epoca), si incontrarono nella Chiesa di San Francesco, in uno stretto passaggio, tuttora esistente, che dal convento introduce nel presbiterio.

Qual miglior occasione per un’esternazione dell’astio che li contrapponeva? Nessuno dei due volle cedere il passo all’altro e si venne alle armi: uno dei due morì.

Le fazioni delle due casate armarono una guerriglia e si verificarono dei disordini nella città.

Mentre a Tagliacozzo accadeva ciò per i motivi dianzi detti, a Napoli, allora capitale del regno, si verificavano altri disordini per la famosa rivolta ispirata da Tommaso Aniello, alias Masaniello, contro i dominatori spagnoli.

Il viceré aragonese, appianata la questione politica nella Capitale, ebbe notizia anche dei disordini tagliacozzani e li associò alla rivolta partenopea, così decise di inviare una spedizione militare per punire Tagliacozzo.

Venendo a sapere della decisione del viceré, i tagliacozzani caddero nella disperazione alla notizia in quanto non vi erano né armi per fronteggiare l’esercito spagnolo, né vi era tempo per correre a Napoli a spiegare i fatti alle autorità.

Ci si affidò alla preghiera, o meglio, all’intercessione di Sant’Antonio di Padova.

Era la fine di agosto del 1647, e il popolo tagliacozzano si riunì nella chiesa di San Francesco e pregava incessantemente presso la statua del Santo, nelle mani della quale era stato posto un memoriale di supplica in cui veniva chiesta la grazia e le cinque chiavi delle porte della Città.

Si racconta che, all’intonar del “Gloria in excelsis Deo” dalle mani della statua cadde il foglio della supplica e in esso si rinvenne scritto il contrordine del Viceré che annullava la messa a ferro e fuoco di Tagliacozzo.

Secondo lo storico Giuseppe Gattinara, il viceré accordò la grazia ad un fraticello (che sembra essere Sant’Antonio stesso) non tanto per salvare Tagliacozzo, ma perché era certo che il religioso non avrebbe mai potuto raggiungere il Comandante della spedizione.

 

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