Tagliacozzo. Una chiesa gremita, tanti sacerdoti arrivati da tutta la Marsica, amici, fedeli e semplici cittadini. Ieri pomeriggio Villa San Sebastiano ha salutato per l’ultima volta don Aldo Antonelli, il sacerdote scomparso a 83 anni che per decenni ha segnato il dibattito civile e religioso del territorio. Le esequie sono state celebrate nella chiesa parrocchiale del paese che gli diede i natali e sono state presiedute dal vescovo dei Marsi Giovanni Massaro. Tra i presenti anche l’ex vescovo della diocesi Pietro Santoro, che negli anni aveva condiviso con don Aldo un rapporto di stima e rispetto, soprattutto nei momenti più delicati della sua vita sacerdotale.
L’omelia del vescovo Massaro ha tracciato un ritratto intenso della figura del sacerdote, mettendo al centro la sua libertà evangelica e la sua scelta di vivere accanto alla gente. “Don Aldo è stato un uomo che non ha confidato nei privilegi, nei riconoscimenti, nelle sicurezze umane”, ha detto il vescovo. “Ha scelto di confidare nel Signore e di piantare la sua vita lungo il corso dell’acqua viva del Vangelo”. Massaro ha ricordato anche le difficoltà attraversate dal sacerdote nel corso della sua vita pastorale: “Come l’albero di cui parla il profeta, ha attraversato stagioni difficili, incomprensioni, solitudini. Ma non ha smesso di portare frutto”.
Uno dei momenti più toccanti dell’omelia è stato il racconto dell’ultimo incontro con don Aldo, avvenuto pochi giorni prima della sua morte. “Mi ha colpito molto l’ultimo incontro con lui, mercoledì scorso all’Hospice San Luca di Roma. Era lucidissimo”, ha raccontato il vescovo. “Mi ha detto con semplicità: ‘Sono sempre stato vicino alla gente e la gente mi ha voluto bene’”.
Parole che, secondo Massaro, riassumono la sua intera vita sacerdotale. “Quando gli proposero una sistemazione più comoda ad Avezzano preferì restare nella canonica di Poggio Filippo, in condizioni più precarie, pur di stare in mezzo alla sua gente. Non su un piedistallo. Non distante. In mezzo”. Il vescovo ha poi ricordato il tratto più caratteristico della sua personalità: una parola diretta, spesso provocatoria, ma sempre orientata al bene. “La sua parola era sferzante, sì. Non accarezzava le coscienze per addormentarle. Ma era una parola per il bene”, ha detto Massaro. “Le sue provocazioni erano una terapia d’urto”. Il cuore del suo messaggio, ha spiegato il presule, era il legame tra fede e giustizia sociale. “Don Aldo ha passato la sua vita a indicarci quel Lazzaro del Vangelo. A dirci: guardatelo. Non potete celebrare l’Eucaristia e poi ignorare il fratello ferito”. E citando uno dei suoi scritti, il vescovo ha ricordato una delle frasi più rappresentative del sacerdote: “È facile adorare il Cristo presente nell’ostia della Messa. Ma a che serve se non si riconosce la presenza di Cristo nei fratelli abbandonati e vittime della povertà ingiusta della nostra società?”.
Nelle parole finali dell’omelia, Massaro ha affidato alla comunità l’eredità spirituale di don Aldo. “È stato una presenza talvolta scomoda. E sì, ci mancherà anche questo: qualcuno che, con libertà evangelica, ci richiama alla coerenza”. E ancora: “Se vogliamo davvero onorarlo non bastano le parole di elogio. Il modo più vero per dirgli grazie sarà raccogliere la sua provocazione: non adagiarci nei ‘si è sempre fatto così’, non ridurre la fede a ritualismo, non passare accanto ai Lazzaro del nostro tempo senza fermarci”. Infine il saluto più personale: “Don Aldo, ora che contempli il volto di quel Cristo che hai cercato nell’Eucaristia e nei poveri, intercedi per la tua Chiesa. Perché sia più libera, più povera, più vera”. All’uscita della chiesa il feretro è stato accompagnato dal silenzio e dalla commozione della folla. Un ultimo saluto semplice e intenso, nel paese dove tutto era cominciato e dove, per molti, don Aldo resterà soprattutto questo: un prete che ha scelto di vivere sempre in mezzo alla sua gente.







