Avezzano. Dieci anni di procedimenti giudiziari, una condanna e la chiusura di un’attività sanitaria che, secondo il suo fondatore, rappresentava un presidio essenziale per il territorio. Arnaldo Aratari, già docente di Scienze motorie e successivamente imprenditore nel settore della riabilitazione, torna oggi a raccontare la propria vicenda giudiziaria, sostenendo di essere stato travolto da un’indagine che avrebbe segnato in modo irreversibile la sua esistenza.
Al centro della storia c’è il Medisalus, centro fisioterapico realizzato a Lecce nei Marsi su un terreno di proprietà dello stesso Aratari. Una struttura che, nella sua ricostruzione, era regolarmente autorizzata, dotata di personale medico qualificato e operante in convenzione con il sistema sanitario regionale. Un’attività che, sempre secondo quanto riferisce, produceva risultati economici significativi e garantiva servizi sanitari in un’area interna già penalizzata dalla carenza di strutture.
L’inchiesta prese avvio a seguito di una segnalazione che portò la Guardia di Finanza di Avezzano a svolgere accertamenti sull’impresa. Furono segnalati dei malfunzionamenti della fogna che poi, secondo Aratari, nel corso dell’inchiesta si sono dimostrati non veritieri. Da lì, l’indagine si sarebbe progressivamente estesa anche alla sfera personale e familiare dell’imprenditore, fino all’ipotesi di una truffa ai danni dello Stato, collegata anche alla posizione previdenziale di Aratari e a quella del suocero, allora ultraottantenne.
Il procedimento si concluse con una condanna a due anni e sette mesi per Aratari. Oggi l’ex imprenditore contesta radicalmente l’impianto accusatorio.
In particolare, afferma che uno degli elementi centrali della condanna sarebbe stata un’intercettazione ambientale che, a suo dire, “non esisterebbe materialmente”.
Aratari sostiene che una perizia disposta dal tribunale dell’Aquila avrebbe evidenziato l’assenza del file audio nei supporti ufficiali, circostanza che ritiene di estrema rilevanza.
Nel frattempo, il centro Medisalus ha cessato definitivamente l’attività e dal 2020 è stata revocata la convenzione con Asl e Regione Abruzzo, a seguito di rilievi sulle condizioni strutturali e sui requisiti autorizzativi.
Convinto di essere stato vittima di gravi irregolarità, Aratari riferisce di aver presentato una denuncia per falso in atto pubblico nei confronti di due militari della Guardia di Finanza e ulteriori esposti relativi a presunti accessi abusivi e anomalie investigative. “Non chiedo altro che venga fatta piena luce su quanto accaduto”, afferma.
“Sono stato vittima di una gigantesca gogna mediatica e giudiziaria, la mia vita è stata rovinata. Dopo oltre vent’anni di attività è stato chiuso un importante presidio sanitario per la Marsica Est, un territorio storicamente carente di servizi riabilitativi. Ora chiedo giustizia e il riscatto della mia immagine sul piano mediatico e sociale”.
La vicenda è ora all’attenzione dell’autorità giudiziaria, cui spetterà ogni valutazione definitiva.








